Lucca, 11 febbraio 2018 - «Accogliete i gay, è quello che farebbe Gesù». L’apertura targata Papa Francesco, per certi versi epocale, è datata ottobre 2016 ma quattordici mesi, in questi tempi voraci che hanno il motore incollato sul massimo dei giri, sono già una piccola era geologica. Non sorprende dunque che qua e là in Italia, sia pur a singhiozzo, il messaggio abbia lentamente preso campo e applicazione pratica con varie iniziative d’incontro tra il mondo cattolico e le associazioni omosessuali. C’è tuttavia un (composto) stupore dato dal fatto che lo «sdoganamento» vaticano, dalle nostre parti, abbia trovato per la prima volta terreno fertile a Lucca, proprio nella ‘città delle Cento chiese’, paradigma di un modo d’intendere la fede non certo ‘barricadero’, ma comunque prudente e non certo avanguardista.

E invece, proprio dentro le Mura dell’ovattata città pucciniana, da qualche tempo è attivo un gruppo organizzato di persone omosessuali cristiane che periodicamente si riuniscono nei locali della Caritas, dietro la chiesa di San Martino. Non un’iniziativa autonoma, bensì un percorso condiviso con la diocesi locale e con il benestare dell’arcivescovo Italo Castellani il quale predica, non a caso la necessità di «favorire lo spirito missionario di ogni comunità» in nome di quella necessità di «diffussione del Vangelo».

I partecipanti si riuniscono sotto la guida spirituale di don Alessandro Bertolacci che parla, misurando le parole con il bilancino, di normali «gruppi di preghiera» che hanno «modo di confrontarsi». Il gruppo lucchese si chiama “Camminando s’apre Cammino” (titolo di un celebre testo di fratel Arturo Paoli) al quale è stato aggiunto, in appendice, ‘Cristiani omosessuali a Lucca’. C’è anche una pagina Facebook, seguita da 106 utenti. «Siamo un gruppo di gay e lesbiche, uniti in Cristo – si legge in un post recente – ci ritroviamo periodicamente nella sala messa a disposizione dalla Caritas diocesana, assieme alla nostra guida spirituale Don Alessandro. Abbiamo trovato una porta aperta e apriamo la nostra porta a tutte e a tutti: per percorrere insieme un cammino, che si apre camminando». Il vescovo Castellani, pur non caricando d’enfasi il progetto, non nasconde come l’iniziativa abbia ramificazioni che s’inseriscono, come detto, in un percorso d’inclusione.

Ci sono per esempio, sempre a Lucca, incontri di confronto e preghiera per le cosiddette «coppie ferite», ovvero quelle coppie – non necessariamente gay in questo caso (ci sono ad esempio mariti e mogli in crisi o famiglie con problemi legati ai figli) – che si trovano ad affrontare un momento di fragilità. E se sul tema ancora una volta don Bertolacci resta abbottonatissimo («Si tratta di questioni delicate, di casi molto personali a proposito dei quali preferisco non dire nulla»), è pur vero che, di fatto, la Chiesa lucchese non fa mistero di aver intrapreso un percorso ‘sperimentale’ che sulla carta non era poi così scontato.