Lucca, 8 agosto 2017 - «Due, sì. Due ore per arrivare a Firenze». «It’s incredible». La ragazzina scozzese con lentiggini d’ordinanza fa un salto all’indietro che fa sobbalzare il sacco a pelo e guarda il fidanzato con la mano davanti alla bocca. Vaglielo a spiegare a questi ragazzi avvezzi alle ‘schegge d’Oltremanica’ che non sgarrano di un secondo che da queste parti, per fare ottanta chilometri, quest’estate c’è da fare, passateci il termine, il «giro delle sette chiese». L’intento, sia chiaro, è nobile (il raddoppio ferroviario è un’opera fondamentale e irrimandabile) ma i grattacapi sono infiniti. E il caldo certo non contibuisce a distendere i nervi.

A illustrare poi ai malcapitati turisti le due alternative per proseguire il loro tour nello spettacolo toscano c’è il rischio di sfiorare il grottesco e di non esser creduti. O si prende il treno per Montecatini, si scende, si risale su un pullman che prende l’autostrada ed esce a Pistoia dove poi, dalla stazione si riprende il treno per Firenze oppure si va «in là, verso il mare» con lo Swing che porta a Pisa e lì si aspetta la coincidenza per il capoluogo. Viene il mal di testa anche a noi. 

Stazione di Lucca, pomeriggio (di fuoco) di lunedì, secondo giorno del ‘cantierone’ ferroviario che fino a settembre lascerà deserta la manciata di chilometri di ferro che separano Pistoia da Montecatini, spina dorsale della tratta Firenze-Viareggio, costringendo pendolari e turisti a una gimkana infinita per spostarsi tra una città e l’altra. «Biglietti per Firenze? Ne ho venduti pochissimi...» stringe le spalle lo storico edicolante dello scalo ferroviario. «D’altronde aggiunge è un viaggio infinito, ci vogliono le navette... Si può passare da Pisa ma è lunga eh». Stessa solfa al binario 1 dove Primo noleggia bici e affitta spazi per i bagagli. «Il calo di passeggeri? Sì, si è visto subito». Poi ammette: «Devo dire che il noleggio di biciclette non ha molto risentito della chiusura della tratta ma il deposito dei bagagli sì: me ne lasciano meno». 

La «terza via» per raggiungere Firenze (che non viene più neanche indicata nei pannelli luminosi, aspetto che disorienta un po’ i passeggeri) sarebbe quella del pullman ma ancora, dicono gli ‘addetti ai lavori’ della stazione «deve ingranare». Davanti al display c’è una signora non più giovanissima che tira un sospiro: «Devo andare da mia figlia a Firenze, mica lo sapevo che non c’era più il treno diretto: speriamo di arrivare per cena...». Sono le 16,48. Ce la farà. Forse.