Viareggio, 7 febbraio 2018 - E’ uscito dal carcere ieri pomeriggio Anthony Caturano, il barbiere ventiquattrenne di Torre del Lago che all’alba di domenica mattina con la sua auto ha travolto e ucciso Andrea Lucchesi, ventenne di San Macario (oggi pomeriggio alle 15,30 nella chiesa della frazione si terranno i funerali) ferendo gravemente anche l’amico, Fabio Biagini che fortunatamente, dopo una notte di terrore, è stato dichiarato fuori pericoli. Al termine dell’interrogatorio di garanzia il Gip Giuseppe Pezzuti ha concesso a Caturano gli arresti domiciliari così come aveva richiesto il suo difensore, l’avvocato Fabrizio Miracolo.

Il pubblico ministero Salvatore Giannino, invece, aveva sottolineato la necessità che fosse confermata la custodia cautelare in carcere. Da ieri pomeriggio è tornato nella sua abitazione, dove non potrà avere contatti con il mondo esterno. Nei prossimi giorni avrà anche un’assistenza psicologica garantita dalla professoressa Liliana Dell’Osso, direttrice della clinica psichiatrica dell’Università di Pisa. Durante l’interrogatorio di garanzia Anthony non si è sottratto di fronte alle sue enormi responsabilità. Sa benissimo di aver spezzato la vita di un ventenne. E di questo – da allora – non si dà pace. «Signor giudice – ha detto in lacrime al Gip che lo stava interrogando – se potessi tornare indietro... io darei la mia vita per ridare la vita a quel ragazzo...».

Parole forti che, forse, hanno indotto il giudice a scarcerare il giovane per avviare con lui un percorso rieducativo con la necessaria assistenza di uno specialista psichiatra. Tante sono le domande che sono state rivolte al giovane e lui ha risposto a tutte, cercando di rievocare quella maledetta notte. Che il gruppo di amici – ricordiamo che nell’auto pirata erano in quattro e gli altri tre sono già stati denunciati per omissione di soccorso – aveva trascorso al rione Marco Polo e poi in altri veglioni. Alle 4,30 erano pronti per andare nei locali della Darsena.

«Sì – ha confermato Anthony – avevamo tutti bevuto troppo. Però quella sera non avevamo fumato spinelli. Ne avevo fumato uno, ma la sera precedente». Poi il terribile impatto. «Era buio, c’era la curva, io proprio non li ho visti...».

E sulla fuga? Perché non si sono fermati per prestare soccorso? L’avvocato Miracolo ribadisce che in quel momento si era spaventato. «Non è scappato. Non ha fatto retromarcia fuggendo via – ha detto il legale – ma ha semplicemente proseguito per un breve tratto e poi ha chiamato sua madre per farsi venire a prendere dicendole che non si sentiva bene. La madre è arrivata lì e lo ha riportato a casa, dove le ha confessato quello che era successo e quello che aveva fatto». Poi sono arrivati i carabinieri che lo hanno arrestato per omicidio stradale.