Lucca, 12 ottobre 2017 - «Quel bambino accusava sintomi che avrebbero dovuto spingere i medici che l’hanno visitato a disporne il ricovero con urgenza. C’è stato un misto di negligenza e di imprudenza che ha fatto loro sottovalutare una situazione grave che ha portato alla morte del bambino. Ritengo che se fosse stato ricoverato almeno il 20 ottobre, Alessandro Favilla si sarebbe potuto salvare...».   
Questa in sostanza la valutazione del pm Aldo Ingangi, che ieri nella sua requisitoria davanti al giudice Stefano Billet ha chiesto tre condanne per i pediatri imputati di omicidio colposo in relazione alla tragica fine del piccolo Alessandro, scomparso il 25 ottobre 2012: un anno di reclusione per la dottoressa Elisabetta Spadoni e il dottor Graziano Vierucci, 8 mesi per il pediatra di famiglia, Giuseppe Fontana. Per le parti civili ha parlato l’avvocato Adele Boris, mentre nella prossima udienza toccherà all’avvocato Enrico Marzaduri. Quindi le arringhe dei difensori. La sentenza è attesa per la prossima udienza, fissata al 16 novembre.
 
«Devo premettere – ha esordito il pm Ingangi – che in sede di udienza preliminare avevo chiesto il proscioglimento di tutti i medici, ma nel corso di questo processo ammetto che ho rivisto il mio convincimento iniziale. Questo sulla base della discussione medico legale emersa. E’ un caso complesso. Gli accertamenti e la diagnosi di stenosi tracheale (la causa della morte, ndr) non erano di competenza strettamente pediatrica, ma i tre medici imputati avrebbero dovuto comunque prendere decisioni diverse, valutando quel caso così particolare: un bambino affetto da varie problematiche fisiche e reduce da un intervento molto serio, che aveva comportato persino il collasso di un polmone. Questo anche a fronte di due genitori molto attenti e scrupolosi, che non erano certo iper apprensivi ed evidenziavano invece problematiche serie del bambino, che respirava molto male come chiunque può vedere dal video del 19 ottobre girato a scuola». 
 
«E’ proprio il fatto che questo bambino non fosse un malato normale – ha aggiunto il pm Ingangi – che avrebbe dovuto suggerire al medico di attivarsi in modo particolare. Casi complessi come questo forse non ne avevano mai visti. Sarebbe servito maggiore buonsenso. I pediatri Vierucci e Spadoni hanno maggiore responsabilità perché tra il 20 ottobre, data della visita e il 25, data del decesso, il bambino si sarebbe potuto ricoverare e salvare. Il dottor Fontana, pur non attivandosi come avrebbe dovuto, ha fatto la sua diagnosi di stenosi meno di 24 ore prima della morte. Dall’autopsia è emerso che la sezione di trachea libera era di appena 3 millimetri su 10».
 
«Lo so che non è una sentenza – commenta la mamma di Alessandro, Alessia Favilla Marraccini  – ma solo la richiesta del pubblico ministero. Ma voglio ringraziare pubblicamente il pm Aldo Ingangi per aver cambiato idea e non aver seguito le orme del suo predecessore che aveva chiesto prima l’archiviazione e poi il proscioglimento. Lo ringrazio per aver cercato di comprendere la verità, per aver creduto a due genitori disperati che chiedevano giustizia per il proprio bambino. E’ merito suo se oggi riesco a credere nella giustizia... La sentenza sarà compito del giudice, ma in lui, l’ho detto fin dalla prima udienza,  ripongo la massima fiducia».

"Per qualcuno - commenta il papà Emanuele Favilla -  si tratterebbe di pene irrisorie. Ma devo dire che noi abbiamo sempre avuto consapevolezza che nessun imputato ha ucciso volontariamente il nostro cucciolo. Le pene sono legge di Stato e sono queste.. Noi siamo stati feriti nell'anima dalle bugie dette da alcuni imputati e loro testimoni e il pm ha tenuto conto di questo nel diversificare le richieste di pena, ma io non ho mai scritto in questi anni che volevo l'ergastolo. Ho sempre preteso verità... La verità sta anche in pene simboliche! Non ho mai preteso di vedere in galera queste persone, quando in galera non va chi uccide volontariamente. Io ho sempre voluto la verità e che fosse sbugiardato chi mentiva. Il pm ha dato un senso alla nostra lotta e al nostro dolore".