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Comprano auto con assegno fasullo Nei guai per truffa due nomadi

Di certo tutto poteva pensare tranne che di rientrare in possesso di quella autovettura di cui aveva perso le tracce

Una volante della polizia (Businesspress)
Una volante della polizia (Businesspress)

Lucca, 5 febbraio 2012 - E così, quando ha visto gli agenti della squadra mobile della questura lucchese riconsegnarle le chiavi di quell’Alfa Romeo «Mito» bianca, è scoppiata in lacrime. La truffa cui era andata incontro era accaduta a fine novembre: se n’era occupata anche La Nazione nel momento in cui la giovane, una 36enne di Antraccoli, si era rivolta alla Federconsumatori per inviare una diffida scritta alla coppia di truffatori, pur senza ottenere risposta. La donna infatti, proprietaria dell’auto, a causa di sopravvenuti problemi aveva deciso di vendere l’auto in questione. E si era rivolta a un sito di E-commerce. Poco dopo era arrivata la telefonata di un uomo, con accento veneto, interessato all’acquisto. Uomo che poi si è presentato, assieme alla moglie, a casa della giovane di Antraccoli: e così prima un giro di prova, poi quattro chiacchiere, e infine la consegna di un assegno da 15.500 euro. Poi una telefonata, ricevuta sul telefono della coppia, comunicava che il figlio di 4 anni era caduto a scuola. Così se ne andarono in fretta, dicendo che sarebbero ripassati per ritirare le chiavi di riserva. Ma passati i giorni, dei due nessuna traccia. Tra l’altro sarebbe stato necessario, per il definitivo passaggio di consegne, firmare anche il certificato di proprietà. Intanto la giovane si era recata in banca per incassare, quantomeno, l’assegno: ma sorpresa, il conto della coppia era stato chiuso da mesi. Così lo sconforto e la rabbia per la truffa in cui la 36enne era caduta. Ma per fortuna le indagini della squadra mobile — dopo la denuncia effettuata dalla donna — hanno permesso di risalire ad una coppia di nomadi sinti: un 36enne residente in provincia di Pistoia ma in realtà dimorante a Venezia, e una 33enne di Venezia che, pur se non aveva mai conseguito la patente, era intestataria di ben 30 vetture. I due si erano recati da un rivenditore di auto a sud di Firenze rivendendo la «Mito» per 9mila euro che si erano fatti consegnare in contanti. La macchina era in bella mostra sul piazzale, pronta per essere venduta: tutto in regola tra l’altro, poiché il concessionario ha mostrato la scrittura privata di vendita, e dunque si è dichiarato in buona fede. Ma per evitare che l’auto fosse venduta, prima di vederci chiaro fino in fondo, gli agenti hanno chiesto alla Procura il sequestro preventivo mentre hanno denunciato la coppia per truffa in concorso. Denunciato però anche il rivenditore per incauto acquisto dal momento che, «Quattroruote» alla mano, è stato notato come il prezzo di acquisto era di troppo inferiore a quello previsto dalla «bibbia» della compravendita di auto. Ottenuto poi il dissequestro della «Mito», i poliziotti l’hanno riconsegnata alla legittima proprietaria.
 

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