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Scuola in piazza, sciopero e corteo

Punto di raccolta: piazzale Verdi. Ore 9

Un gruppo di studenti in una scuola (Germogli)
Un gruppo di studenti in una scuola (Germogli)

Lucca, 17 novembre 2011 -  Il moto della protesta inizia da qui, oggi, in parallelo ad altre 22 città italiane che chiamano in piazza scuola, sindacati, insegnanti e studenti per fare muro a «una politica economica che fa pagare ai più deboli una crisi provocata dagli speculatori finanziari e dalle politiche neoliberiste». I Cobas sono una delle anime della giornata mondiale degli studenti e dello sciopero generale promossa anche dalla Rete degli studenti medi e dall’Assemblea lucchese contro la crisi. «Salutiamo con soddisfazione la caduta del governo Berlusconi, come hanno fatto tutti i lavoratori e i settori popolari che ne hanno subito le disastrose politiche, ma non possiamo non rilevare che il neo governo bipartisan Monti annuncia politiche economico-sociali in perfetta continuità con quelle del governo Berlusconi — affermano — . Si parla ancora di libertà di licenziamento, di trasferimento coatto di dipendenti pubblici e loro collocamento in cassa integrazione, anticamera del licenziamento, di depotenziamento dei contratti nazionali e di eliminazione delle pensioni di anzianità». Solo alcune tra le motivazioni che faranno muovere il corteo che chiede politiche espansive e di redistribuzione del carico fiscale.


«IL 10% degli italiani possiede circa il 55% della ricchezza nazionale, almeno 5.000 miliardi: basta una patrimoniale dell’1% per avere 50 miliardi l’anno. La corruzione nelle strutture pubbliche — afferma la nota di Rino Capasso, referente Cobas scuola — divora circa 200 miliardi annui: già eliminandola al 20%, otterremmo 40 miliardi. E riducendo le ‘pensioni d’oro’, cancellando le missioni di guerra e tagliando le spese militari, altre decine di miliardi. Tali provvedimenti fornirebbero oltre 200 miliardi annui non solo per aggiustare il bilancio, ma per salari e pensioni adeguati, investimenti nell’istruzione e nella sanità, nei servizi sociali, nella tutela del patrimonio naturale e artistico, per porre fine alla precarietà e garantire un reddito minimo per tutti». Il tam tam è in atto da giorni. Questa volta più che mai il movimento ha intenzione di portare le proprie ragioni nelle stanze dei bottoni e creare un grande serpentone umano a sostegno di tanti «no» e di un solo «sì», quello per una svolta seria e autentica.
Laura Sartini

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