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Nuove norma, dibattito al fulmicotone

C’e’ chi dice sì, e c’è chi dice no. La «battaglia» verbale sul nuovo regolamento degli esercizi pubblici che è finito soprattutto per concentrarsi sulle due parole, «etnie diverse», ha scatenato un vero e proprio dibattito al fulmicotone

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Lucca, 31 gennaio 2009 - La normativa infatti vieta l’apertura di nuovi fast food, pizzerie a taglio, kebab, ristoranti di etnie diverse (ma un locale cinese ad esempio potrà aprire, basta che offra almeno un piatto lucchese): e sul tema non mancano ancora gli interventi. Tra questi quello del titolare di uno dei negozi più tradizionali, che la Lucchesìa insomma ce l’ha nel Dna: Giulio Taddeucci dell’attività omonima in piazza San Michele. «La normativa? La ritengo giusta entro certi limiti — spiega — . Non capisco bene cosa vuol dire ‘no’ ai ristoranti etnici. Sono contro ai fast food per le cartacce lasciate fuori, ma se viene un turco e un arabo, fa un bel negozio e ci mette un kebab, non ci vedo nulla di strano. Voglio dire, le cartacce son brutte, sia quelle degli italiani che degli stranieri. Anzi, a me piace personalmente provare piatti nuovi e diversi. Non sono quindi contrario a priori».
 


Gruppi di giovani intanto ieri, all’ora di pranzo, hanno dato vita a una sorta di «panino day», fermandosi a mangiare panini dei «kebab» in varie zone del centro storico. Una sorta di protesta simbolica contro il veto ai nuovi fast food. Ma, come detto, le prese di posizione sono numerose. E se il sindaco di San Vito Lo Capo (Trapani), Matteo Rizzo, invita il nostro primo cittadino Favilla a partecipare alla prossima edizione del Cous Cous Fest, rassegna internazionale di cultura ed enogastronomia del Mediterraneo che si svolgerà proprio a San Vito Lo Capo dal 22 al 27 settembre, dall’altro l’associazione Streetfood approva la posizione espressa dal ministro dell’agricoltura Zaia nel dare spazio alla cultura enogastronomica e artigianale italiana, anche se al contempo invita a «non generalizzare e a tenere sempre e comunque le papille attente». Tornando in quel di Lucca invece, tra le prese di posizione si segnala una nota dei giovani democratici che si soffermano sulla parte della normativa che «vieta il consumo di bevande o alimenti in strada — affermano — o sugli scalini di chiese o luoghi storici».
 


«Divieto chiaramente formulato — aggiungono — per colpire ragazzi e ragazze che durante i week-end si riuniscono davanti ai locali del centro per un aperitivo, per trascorrere una serata tra amici. Scorrendo il testo si legge che il titolare dell’esercizio deve verificare che gli avventori non consumino in strada, al fine di evitare che si crei un ‘raduno di persone’, parole espressamente presenti nel testo». «Oltre il divieto di assembramento (di giovani e non solo) — vanno avanti — ancora più sconvolgenti appaiono le motivazioni che sono alla base dell’emanazione di tale ordinanza: secondo la giunta, infatti, sarebbe ostacolato il ‘normale scorrimento veicolare e pedonale’ o sarebbe ‘ostruito il normale accesso alle abitazioni’, come se in passato fosse accaduto che auto e passanti rimanessero imprigionati nella folla». Polemica contro il regolamento anche dal consigliere comunale del Pd, Cecilia Carmassi. «Nel consiglio comunale del 22 gennaio — afferma — abbiamo svolto correttamente il compito assegnato alle minoranze entrando nel merito della pratica e individuando tutti quegli aspetti che a nostro avviso sono inaccettabili nel merito o perché introducono norme di dubbia interpretazione o applicabilità». E impazza intanto il sondaggio sul nostro sito Internet www.lanazione.it/lucca. A ieri sera infatti, su 900 contatti i favorevoli alla normativa erano il 28,67%, mentre i contrari 26,11% (le restanti percentuali invece riguardano altre voci minori che non stiamo ora a ricordare).










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sergio

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