«Una foto col bomber? Magari...». Un tifoso di passaggio in piazza Grande, in una rigida mattina di dicembre, si blocca incuriosito e si avvicina. Il capocannoniere si rilassa in centro, la gente lo riconosce e si complimenta con lui
Lucca, 4 dicembre 2008 - Riccardo Belluomini, sorride sereno, forte di una personalità che lo sta consacrando punta rossonera più prolifica (sette centri) a dispetto delle tante panchine collezionate: è partito titolare solo due volte, al Porta Elisa con l’Arrone (0-2) e la Fortis Juve (5-0) domenica scorsa. «Ricca» morde il freno, mette in... crisi Favarin con le sue prestazioni e, addirittura, accelera i tempi della nostra intervista. «Abbiamo la doppia seduta oggi — confessa —, tra poco devo rientrare al campo». Atteggiamento da professionista, cuore da vendere, spirito di sacrificio. Belluomini conosce il calcio e l’ambiente migliore per lui ha un nome che si traduce in un progetto. Il progetto si chiama Sporting. Lui che, 31 anni fa (esattamente il 19 luglio 1977), venne alla luce a Torre del Lago e di lì a poco iniziò a calciare la sfera. Ninfea subito, poi i giovannissimi della Lucchese nel ’90. L’esordio in D con la Torrelaghese nel ’94 e, a seguire, Massarosa, Borgo a Buggiano (dalla prima categoria all’Eccellenza in 35 gol). Nel ’99 il calcio professionistico. A scoprirlo, indovinate un po’? Quel Paolo Giovannini che la scorsa estate l’ha convinto di nuovo, ma al rossonero. La C2 a Castelnuovo, tre anni importanti (il primo con Favarin), i play-off e 30 reti. Dopo sempre C2 a San Giovanni, Gubbio, Massa, Valenza, Viareggio e la parentesi in C1 con la Pro Patria (una finale di Coppa Italia, 16 presenze e 1 gol).
Belluomini, per lei tanto professionismo in giro per l’Italia. Perché è... tornato in Serie D?
«Perché se giochi nella Lucchese, non importa se sei tra i dilettanti. E’ come essere tra i prof. Giovannini mi ha chiamato ed io ero a Viareggio. Ho preso un po’ di tempo. Poi ho scelto. Qui c’è un progetto importante. Chiedere a Venturelli, Chadi, Scandurra, Mocarelli».
Sette gol in pochi minuti di partita. Quando titolare?
«Certe scelte dipendono dall’allenatore. Io vorrei giocare sempre, ma non decido. Il modulo mi piace. Mi impegno molto in allenamento e forse è anche per questo che domenica Favarin mi ha schierato dal primo minuto».
E con Scandurra. Com’è vive questa concorrenza?
«C’è grande stima e rispetto. Gabriele è un ottimo giocatore e credo anche che potremmo coesistere...».
Con quale rossonero ha più feeling?
«Con Galli avevo già giocato a San Giovanni. Lui sa come disporsi in campo. Pera è venuto fuori tardi nel calcio che conta. Veloce, crea superiorità: una grande risorsa».
I valori del campionato: lo Sporting ce la farà?
«Sì, spero di sì. Certo Sestese, Deruta e Montevarchi sono buone squadre, ma è il Gavorrano l’unica antagonista».
Dipenderà anche dallo spirito di gruppo. Con chi ha legato di più?
«Con Costa c’è buon affiatamento, così come con Venturelli e Galli. Poi c’è un aspetto incoraggiante: i ragazzi cominciano ad ascoltare i consigli dei vecchietti».
I giochi di carte sono la sua passione...
«Mi diverto disputando delle sfide di Texas Hold’em, la versione moderna del poker. Poi gioco a briscola con Pera contro la coppia Bova-Panepinto. Noi, bluffiamo? No, siamo solo più fortunati e loro, forse, un po’ più scarsi».
E il cuore di Riccardo per chi batte?
«Sono fidanzato (da un bel po’) con Elena. L’ho conosciuta quando giocavo a Castelnuovo. Lei vive ancora lì con i suoi genitori. Io anche, ma a Torre del Lago».
Con la famiglia quindi?
«Sì abito con i genitori e mio fratello gemello Massimo che gioca a Suzzara e ha trascorsi a Pisa. Ora è out e rientrerà a gennaio. Se lo Sporting ci facesse un pensierino?».
Professione bomber, ma se non fosse stato calciatore, che lavoro avrebbe fatto?
«Prima di diventare calciatore a tempo pieno, ho fatto il postino, il bagnino in Darsena e il cassiere al supermercato. Rifarei tutto tranne il cassiere».
Fortuna che l’ha scoperta Giovannini...
«Proprio così. Gli devo moltissimo. La cosa bella di Paolo è che lui valuta prima le persone. Tutto il calcio lucchese lo deve ringraziare. Quando mi ha contattato, io nemmeno mi sono preoccupato dell’aspetto economico. Ho sposato il progetto del presidente Giuliani che, per me, è una vera garanzia».
Siamo a Natale, cosa vorrebbe trovare sotto l’albero?
«Vorrei giocare e regalarmi la doppia cifra nella classifica cannonieri. Un dono per me, la squadra e, in particolare, per tutta la Lucca rossonera».
Diego Casali
Successo della serata di gala al Giglio per «Lucca Digital Photo fest» con Alex Webb e altri grandi della fotografia internazionale. Tra i vari premi, c’è quello che «La Nazione» ha voluto assegnare a Tim Hetherington, 38 anni di Liverpool, fotografo di punta della rivista «Vanity Fair». Nella foto di Alcide, il caposervizio di Lucca Remo Santini mentre premia Tim Hetherington.