«Sto bene, grazie a tutti voi... grazie davvero. Di nuovo in grotta? La speleologia è un’esperienza unica, bellissima e capace di regalare sensazioni straordinarie, ragion per cui non sarà certo questo incidente a farmi desistere»
Lucca, 2 settembre 2008 - Manuela Travison è appena uscita dalla grotta che l’ha imprigionata per 46 lunghe ore, ma ha le idee molto chiare su quello che vuol fare in futuro e lo dice senza indugi, durante il breve incontro con giornalisti e operatori televisivi, sotto la tenda che la ospita, prima di esser depositata sull’ambulanza della Misericordia di Gorfigliano e trasportata all’ospedale di Castelnuovo Garfagnana. Attorniata da microfoni e telecamere, Manuela si mostra comprensibilmente provata in volto, ma anche serena e sorridente, ripercorrendo con estrema lucidità gli ultimi due giorni. «Ringrazio di cuore tutti coloro che si sono adoperati per riportarmi in superficie — racconta la ragazza — adesso sono stanca, ma contenta. La prima notte è stata molto fredda, anche se i soccorritori mi hanno nutrita con dei brodini caldi. Le ore peggiori sono state proprio quelle iniziali, quando sono rimasta da sola, perché il mio compagno era andato in cerca di aiuto. In quei momenti ho pensato soprattutto a lui, sperando che riuscisse nel suo intento».
«Paura di non farcela — prosegue la speleologa — sinceramente non l’ho mai avuta; da questa storia, anzi, ho capito di avere una grande forza d’animo, oltre che un innato ottimismo. Ci tengo a dire che non abbiamo commesso nessuna imprudenza: certi incidenti, purtroppo, possono accadere e si tratta di una cosa che, chi ha a che fare con la montagna, deve saper accettare. Ora non sento dolore, ma forse ciò è dovuto solo al fatto che mi sono stati dati dei sedativi...». Ama la natura e l’avventura fin da quando è piccola. E la sua determinazione e passione per andare a scoprire le viscere della terra sono note a tutti gli «addetti ai lavori». Manuela Travison, già scout, fa parte della Società naturalistica speleologica maremmana da due anni e da allora non ha perso occasioni per mettersi alla prova. «Benché sia recente il suo ingresso nel mondo della speleologia — raconta Andrea Lenzi, responsabile della sezione Amiata del Soccorso alpino — colpiscono la volontà e la determinazione con cui Manuela si impegna a seguire la sua passione. Partendo tutte le volte che può. Sempre attiva e socievole».
La trentaduenne vive a Grosseto, in via Leoncavallo, con la madre Patrizia Fedeli, separata dal padre Massimo. Ha una sorella, Federica. Lavora nell’azienda del nonno dove cura la contabilità e nel 2005 è stata collaboratrice amministrativa alla scuola media «Galilei-Da Vinci», ma non ha mai nascosto la speranza di abbinare, in futuro, lavoro e passione. Tra coloro che hanno contribuito a farle conoscere la speleologia c’è sicuramente David Fucile, esperto grossetano del Soccorso alpino. E’ lui uno dei caposquadra che hanno partecipato alle operazioni di soccorso. Soddisfatto per il ritorno di Manuela in superficie anche da parte di Carlo Cavanna presidente della società speleologica maremmana.
Simone Dinelli
Torna, per tutto il mese di settembre, il Luna park di Lucca, in via delle Tagliate, ricco di nuove e spettacolari attrazioni pronte a stupire e dilettare i numerosi visitatori di quest’anno. Circa 5 giochi in più rispetto all’anno scorso, 3 dei quali rappresentano un’assoluta novità, con tecnologie d’avanguardia. Questo Luna park itinerante è peraltro uno dei più grossi nel suo genere, in tutta Italia, e può contare al suo interno oltre un centinaio di attrazioni. Non mancherà, a fine mese, la famosa «Festa del bambino al luna park»: tre giornate di divertimenti dove i più piccoli potranno beneficiare di biglietti omaggio per qualche giro in giostra.