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Ordinanza comunale: la Cires chiude

Una decisione praticamente annunciata. E’ quella che ha preso il sindaco di Porcari Alberto Baccini per la «Cires»

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Lucca - 24 giugno 2008 - Per l’azienda di materie plastiche — interessata all’alba di sabato da un tremendo incendio che aveva distrutto un intero capannone industriale e provocato una nube tossica spostatasi anche sopra la città fino alla costa versiliese — il primo cittadino ha disposto un’ordinanza di chiusura temporanea. Questo provvedimento è il secondo dopo quello in cui si vietava alla popolazione di consumare frutta e verdura per almeno tre giorni.
«Si tratta— si legge nel documento comunale — della sospensione, in via cautelare di ogni tipo di attività produttiva all’interno dell’area interessata della ditta, salvo quelle strettamente inerenti alla manutenzione del sito. Tutto questo fino al ripristino delle condizioni di sicurezza certificate dagli organi competenti». Non solo. Baccini ha disposto, sempre con un ordinanza sindacale, la messa in sicurezza del luogo «comprese anche — si legge — le attività di allontanamento delle sostanze e delle merci altamente pericolose e tali da rendere probabili il manifestarsi di nuovi eventi nocivi e dannosi per la salute dei cittadini».

 

Una scelta — suggerita anche dalla richiesta dei vigili del fuoco di Lucca di tutelare la salute dei residenti e mettere in sicurezza il luogo — dovuta al fatto che l’azienda produce resine, cioè materiali chimici tali da classificare l’azienda nella categoria delle attività sottoposte a rischio di ‘incidente rilevante’. La disposizione a chiudere temporaneamente la Cires è stata dettata anche dall’entità dell’incidente avvenuto «causato dal mancato funzionamento dei sistemi di allarme e di sicurezza. Eventi che — si legge nell’ordinanza — sembrano prodursi con una certa frequenza, l’altro episodio era avvenuto nel novembre 2006. Inoltre, per quest’ultimo caso, l’incendio avvenuto ha prodotto come conseguenza diretta l’impossibilità di utilizzare i sistemi di sicurezza in quanto distrutti o gravemente lesionati dalle fiamme e, che, sicuramente dovranno essere oggetto di ulteriore verifica e collaudo».
 

 

Insomma, il primo obiettivo dell’amministrazione comunale porcarese, è garantire la sicurezza dei cittadini, che hanno mostrato nei giorni scorsi una profonda preoccupazione. «Si prende atto — chiude l’ordinanza — che tale evento ha di fatto reso più vulnerabile lo stabilimento, dove accanto al fabbricato distrutto, continuano a coesistere i silos di stoccaggio di materiale tossico Toluene Isocianato. Adesso, l’ordinanza potrà essere impugnata dall’azienda che potrà fare ricorso al prefetto e al Tar entro 30 giorni e anche al Capo dello Stato entro sei mesi.

 

Ma sull'altra faccia della medaglia ci sono i dipendenti, quelli che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro in seguito alla chiusura dell'azienda. Questi tengono infatti a precisare che l’azienda CIRES S.p.A. è presente sul territorio del comune di Porcari dal 1963 ed ha contribuito in maniera significativa allo sviluppo economico-sociale del paese di Porcari. Nell’arco della sua lunga vita la CIRES si può vantare di non aver mai messo a cassa integrazione il personale o avuto riduzioni dello stesso, tramandando l’opportunità di lavoro da padre in figlio, a tutt’oggi ci sono dipendenti che possono vantare oltre 35 anni di servizio continuativo.
Anche se non si può negare che CIRES, come le realtà aziendali in generale e circostanti, presenti dei rischi legati all’attività industriale stessa, la produzione di gommapiuma implica l’utilizzo di un’unica sostanza classificata come pericolosa (non infiammabile), il toluendiisocianato TDI, che viene stoccata in serbatoi esterni lontano dai capannoni di produzione e trasformazione.

 

I dipendenti sottolineano inoltre che la CIRES, che copre un’area di 12.500 mq, ha al suo interno 5 capannoni di cui 4 (circa 11.000 mq) non sono interessati dal TDI e, di conseguenza, non sarebbero soggetti a rischio rilevante (Legge Seveso) perché similari a qualsiasi altro tipo di azienda che tratta materie plastiche.
Il pericolo incendio, dato prettamente dal prodotto finito gommapiuma e non dalla sostanza pericolosa TDI, è presente nei capannoni di lavorazione e tenuto sotto controllo da impianti antincendio a pioggia che, nell’evento incendio, hanno funzionato correttamente e contenuto il propagarsi delle fiamme agli altri capannoni. Anche se  l’impianto a schiuma recentemente installato nel capannone 3 non ha funzionato come doveva e i dipendenti sono stati i primi a pagarne le conseguenze. Nonostante ciò essi affermano che l'aspetto sicurezza rappresenta da anni una delle priorità dell’azienda, la quale è costantemente controllata grazie anche ai continui contatti con tutte le autorità comunali e provinciali competenti. 
 










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