Un'ordinanza comunale ha ordinato la sospensione, in via cautelare, di ogni tipo di attività produttiva all’interno dell’area interessata dalla ditta CIRES. La decisione è stata presa a seguito dell'incendio avvenuto nella notte del 20 Giugno, anche a seguito del mancato funzionamento dei sistemi di allarme e di sicurezza
Porcari (Lucca), 23 giugno 2008 - Il sindaco di Porcari Alberto Baccini ha stabilito che la fabbrica rimarrà chiusa sino a quando non sarà ultimata la messa in sicurezza del sito, e fino a quando non saranno ripristinate le condizioni idonee per tutalare la totale sicurezza dei cittadini. Daniele Marchetti, Capogruppo di Forza Italia a Porcari, torna peraltro sull’incidente chiedendo al Comune scelte definitive e coraggiose nell’interesse del Paese. “Quell’azienda non può più rimanere lì. Lo chiede la gente e lo suggerisce il senso di responsabilità che deve prevalere in tutti: amministri e proprietà” ribadisce Marchetti. “La Cires – sottolinea l’azzurro - è una realtà industriale importante che intendiamo salvaguardare ma in condizioni di sicurezza per l’incolumità dei cittadini e dell’ambiente. Chiediamo al Sindaco di aprire un tavolo di confronto con la proprietà alla presenza anche delle forze politiche di minoranza per concordare un piano di azioni che abbiano come obiettivo prioritario il trasferimento a brevissimo termine dell’azienda.”
“Bisogna prendere atto della realtà. Rivendicare che la ditta Cires era presente sul territorio prima della costruzioni delle abitazioni, seppur legittimo, non può costituire una risposta accettabile all’esigenza di sicurezza avanzata da gran parte del Paese" aggiunge Marchetti. "L’attuale situazione, oltre a non essere più responsabilmente sostenibile, è penalizzante per tutti: per i cittadini costretti a convivere con un costate pericolo, per il territorio a cui da anni è impedito il naturale sviluppo ma anche per la stessa azienda che, nell’attuale sito, non può ampliarsi e quindi far fronte alle nuove richieste del mercato.”
“Cercare una soluzione concordata quindi – conclude Daniele Marchetti – non solo è nell’interesse di tutti ma deve essere ritenuto un dovere e una responsabilità morale per tutti.”
L'ordinanza del sindaco Baccini e l'intervento di Marchetti assecondano dunque le richieste dei cittadini di Porcari, che già sabato avevano manifestato la propria contrarietà all’impianto e avevano anche puntato il dito nei confronti degli organi preposti riguardo a una scarsa informativa nei loro confronti riguardo a questa emergenza. Sempre sabato, a tutela della salute pubblica, lo stesso sindaco Baccini aveva emesso un’ordinanza che vietava di raccogliere e mangiare frutta e verdura per tre giorni. Intanto sono proseguiti, anche ieri, i controlli dei vigili del fuoco. Il riscontro dell’indagine ispettiva ha dato esito negativo e ha interessato sia la stabilità del capannone andato distrutto dalle fiamme, sia l’aspetto ambientale. Al momento non dovrebbero esserci allarmi per eventuali fuoriuscite di fumi velenosi.
Intanto l’amministratore delegato di Cires, Daniele Betti, mette anche i puntini sulle i, soprattutto riguardo alla successione dei fatti e alle responsabilità di terzi. «Fortunatamente le analisi dell’Arpat — esordisce Betti — ci rendono più sereni. Rassicurazioni in materia di qualità ambientale, ci sono pervenute anche dai responsabili del 118, dottor Fava e dottor Reale. L’impatto ambientale è stato quello di un incendio di quelle dimensioni. Né più né meno. Ciò che però mi preme anche sottolineare è che l’azienda, su prescrizione delle autorità competenti, è stata dotata da un sistema antincendio avveniristico, installato a novembre 2007 e revisionato il 5 giugno scorso. Tutto era a posto. Non solo. All’interno della Cires abbiamo una figura professionale che si occupa della sicurezza: lei stessa aveva fatto dei rilievi sull’impianto almeno sei sette ore prima dell’incendio. Adesso quindi chi ha installato l’impianto e l’ha revisionato dovrà prendersi le sue responsabilità.
La nostra — prosegue Betti — è azienda a rischio di ‘incidente rilevante’ per un piccolo cavillo burocratico. Abbiamo dei silos che sono di un certo tonnellaggio. Se fossero appena più piccoli (cosa che non cambierebbe il processo produttivo) noi non rientreremmo nella... lista nera. La nostra azione è trasparente e cerchiamo in tutti i modi sempre di tutelare la sicurezza di chi vive qui vicino e dei nostri lavoratori. Aggiungo che questa azienda è sul territorio da ’52 e, qui intorno, c’erano solo campi. Alla luce di questo, quello che voglio dire è che noi siamo disponibili a ripartire nell’attività e tutelare i posti di lavoro. Se però — chiude l’ad — continueremo a trovare ostilità da parte delle istituzioni e della gente saremo costretti a chiudere i battenti».
Per il quarto anno consecutivo gli studenti delle università di Syracuse, North Carolina e New York hanno trascorso un periodo di studio e di lavoro al 'Palazzaccio', zona ricca di tesori archeologici al confine tra Capannori e Porcari. Quest'anno a venire alla luce la zona adibita alla produzione del vino in epoca romana