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IN PRIMO PIANO - ECONOMIA

Allarme della Cgil
Licenziamenti a raffica

La Cgil ha tradotto in numeri la portata di una crisi che da tempo pervade il settore tessile e calzaturiero e che, in questi ultimi mesi, sta travolgendo anche quello della gomma e plastica. E ciò che ne scaturisce somiglia a un vero e proprio bollettino di guerra

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Lucca, 31 maggio 2008 - Paolo Bruni, segretario generale della Filcem-Cgil, il ramo che comprende l’intero comparto chimico manifatturiero, lancia l’allarme per un settore che, fino al 2007, non era stato intaccato dalle condizioni avverse di mercato ma, anzi, aveva dimostrato di poter superare per produttività i valori medi nazionali.

 

Dall'inizio del 2008 sembra essersi innescato un meccanismo perverso che ha già portato a 50 licenziamenti di cui: 12 alla «Metaform Lucchese», 11 alla «Ipca», 11 alla »Rontani» e 16 alla «Euroservice». Non è finita, altri 75 lettere sono in arrivo per 40 lavoratori in una ditta di imballaggi, 25 in un’azienda produttrice di caschi per moto, 10 nel settore della stampa e componenti auto. In totale 125 licenziamenti dall’inizio dell’anno in un ambito produttivo che vede impegnati, nella provincia, 1224 addetti all’interno di 102 imprese. Le cose non vanno certo meglio nel «Tac» (tessile,abbigliamento e calzaturiero). «La situazione è drammatica — afferma Virginio Bertini, responsabile della segreteria della Filtea-Cgil — anche perché contrassegnata da un trend negativo da noi stimato in una media di circa 200 addetti che ogni anno perdono il lavoro a seguito di licenziamento o di cessazione dell’attività. Un’ancora di salvezza sarebbe la cittadella della calzatura in corso di approvazione a Capannori se non fosse che i tempi della politica spesso non coincidono con i fatti e le esigenze del mercato». Sulla base di dati Cgil, negli ultimi tre anni e mezzo, oltre 70 aziende sono andate incontro a chiusura o a riduzione del personale. Questo avrebbe lasciato senza lavoro un esercito di 800 persone di cui l’80% è costituito da donne. Dall’inizio del 2007 a oggi il numero di licenziamenti si aggira intorno a 300 e 22 sono le aziende che hanno imboccato strada del ridimensionamento del personale interno o hanno cessato l’attività con accordo sindacale. Tra queste la «Euroshoes», la «Giocal», «Pi.co», «One», «Cantoni», «Venezia», «S.Alessio», «Bischi», «Marcellino», «Nena», «Donago», «Kontinental». La ricetta? Per i sindacati è quella di creare, con l’impegno degli enti locali, un fondo di rotazione per investimenti a livello provinciale a sostegno delle aziende che mantengono i livelli produttivi e occupazionali e di costituire una task force per favorire il reinserimento delle donne e degli ultraquarantenni. Con il solito vecchio e sano consiglio per gli imprenditori: puntare sulla qualità diversificando mercati e produzione magari con alla mano un nuovo contratto su base territoriale che aggiusti il tiro sugli aspetti della sicurezza, dei salari e degli orari dei lavoratori.

Laura Sartini










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