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E' morto Gianfranco Benvenuti Il basket da oggi è un po' più povero

Allenatore e consigliere tecnico: carriera straordinaria

Ci lascia uno dei grandissimi della palla a spicchi italiana. Se n'è andato nella sua Livorno. Oggi alle 16 i funerali alla camera mortuaria dell'ospedale - LASCIA IL TUO RICORDO

Gianfranco Benvenuti
Gianfranco Benvenuti

Livorno, 18 febbraio 2012 - E' morto Gianfranco Benvenuti. E' morto Cacco. Il suo soprannome ormai era ormai diventato il suo vero nome. Nessuno si azzardava a chiamare Gianfranco quello che rimarrà uno dei grandissimi della palla a spicchi italiana. E' morto nella sua Livorno. Avrebbe compiuto 80 anni a settembre.

Umiltà e grandissima conoscenza del basket. Queste le doti di un uomo che ha attraversato più epoche della palla a spicchi, senza mai abbassare il livello della sua competenza cestistica. Si stupiva, si stupiva realmente, ogni volta che un giornalista gli proponeva di fare un'intervista, di raccontare le sue mille battaglie e i suoi mille successi in giro per l'Italia. Come coach della Nazionale femminile, come allenatore di grandi piazze ora decadute (Trapani, Reggio Calabria, Montecatini) in tempi in cui ogni partita era una lotta e in cui i palazzetti erano ancora covi infuocati, dove gli avversari spesso e volentieri dovevano rifugiarsi negli spogliatoi sotto una pioggia di oggetti.

Si stupiva del fatto che i giornalisti potessero interessarsi alla sua incredibile carriera, alle sue storie di basket vissute in giro per l'Italia. Era così, ma d'altronde queste sono le qualità straordinarie che, dopo gli anni in panchina, ne hanno fatto un consigliere tecnico di moltI allenatori. Negli ultimi quindici anni, nella sua Livorno, è diventato la spalla di tutti gli allenatori che hanno guidato tra serie A1 e Legadue le varie formazioni del Basket Livorno.

Ha lanciato grandi nomi della palla a spicchi come Mario Boni nei mitici anni di Montecatini.

E ha battezzato in un modo o nell'altro tutta la nidiata di coach livornesi che poi hanno avuto successo in questi anni in giro per l'Italia, da Sandro Dell'Agnello a Walter De Raffaele, da Luca Bechi ad Alessandro Ramagli. Ad ogni allenamento nella palestra di via Pera, negli ultimi anni di basket di livello labronici, lui era lì, in tuta, ad osservare con una discrezione rara e, in separata sede, a dare consigli.

Chiamava "bimbo", da buon livornese, tutte le persone più giovani di lui. E, siamo sicuri, troverebbe eccessive anche le parole spese in questo articolo. Il basket livornese, che già ha grande nostalgia della palla a spicchi di vertice, da oggi è davvero un po' più povero.

Francesco Marinari

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