Rosignano (Livorno), 19 maggio 2017 - E’ l'incubo di tanti genitori, soprattutto mamme, fin dall’asilo: la chat WhatsApp. Centinaia di messaggi al giorno sugli argomenti più disparati, l’imbarazzo nell’abbandonarla dal momento che il galateo digitale etichetta un simile gesto come maleducato. Ci si ironizza su, omettendo invece quante volte ci ha salvato da brutte figure o ha evitato ai figli di presentarsi a scuola impreparati.

Ma siamo sicuri che ‘salvarli’ sia un bene? Che non significhi sollevarli dalle loro responsabilità? E’ su questo che la dirigente scolastica delle medie Fattori ha invitato i genitori a riflettere, inviando a tutti loro una lettera. “Le nuove generazioni faticano - premette - a riconoscere l’autorità degli adulti, apparentemente sembrano forti ma in realtà sono estremamente fragili”. E cosa ci combina questo con i gruppi whatsapp dei genitori?

“C’entrano nella misura in cui sollevano i figli dalle proprie responsabilità - scrive la preside Nicoletta Latrofa - Se un ragazzino dimentica di scrivere sul diario i compiti, non sa come risolvere un problema, non ha preso appunti… ecco in soccorso la chat dei genitori. Risultato: il problema sarà fatto senza sforzo e l’impreparato sarà scongiurato. Meraviglioso no? Se non fosse che concentrarsi su un problema per risolverlo e prendere un impreparato insegnano a stare attenti in classe e a scrivere i compiti sul diario. Nel lungo periodo il risultato sarà un adulto e che non scappa di fronte alle responsabilità”.

Ma il guaio dei gruppi Whatsapp dei genitori è anche un altro. “Trovo sconcertanti - si ‘permette’ la dirigente scolastica, rimproverando mamme e babbi - le comparazioni dei voti dei figli tramite il gruppo. ‘Mio figlio ha preso 5, il mio 8… ma come, il compito era uguale. Ha sbagliato la maestra, ha fatto un errore il prof, sicuramente’. Senza contare che il voto è frutto di una valutazione complessa e non va mai, dico mai, ridotto a un semplice voto. E anche quando la discussione nella chat riguarda un argomento serio si possono fare danni: in un dialogo ci si guarda in faccia, ognuno dice la sua. In un dialogo mediato dal telefono le frasi sono slegate, chi si unisce a conversazione iniziata legge solo le ultime frasi e interviene su quelle senza sapere il discorso pregresso. Facilmente all’inizio si parlava di uva e si finisce a discutere di castagne, e nessuno andrà mai a scorrere a ritroso per ricostruire qual era l’oggetto della discussione”.

Lo scopo della lettera non è solo esprimere un personale parere, ma mettere i guardia i genitori, invitarli a riflettere sull’utilizzo dei tanto vituperati gruppi whatsapp, che possono essere utilissimi. “Ma per informazioni smart, come l’orario del consiglio di classe, non come surrogato del sano, meraviglioso, insostituibile contatto umano”.