Livorno, 18 marzo 2017 - Uscire dall'irrilevanza anche con la memoria storica e con un omaggio a una sorella del Mediterraneo: Tunisi, attraverso un progetto di sostegno alla scuola media di Oued Ellil, alla periferia della città. La Comunità di Sant'Egidio promuove e coordina l'iniziativa, che sarà realizzata in collaborazione con l'associazione Tunisia Africa Forward e il contributo dei Comitati di Amicizia “Medì”, dal nome del meeting internazionale promosso venerdì e sabato 18 marzo da Sant'Egidio a Livorno: quest'anno Medì, giunto alla quarta tappa, prende in esame i rapporti tra Oriente ed Occidente a 100 anni dallo storico accordo Sykes-Picot, il ruolo dell’istruzione e della scuola nella costruzione di una città per tutti, infine il tema dell’accoglienza dei profughi nel Mediterraneo.

Il meeting è realizzato in collaborazione con il Comune di Livorno, la Fondazione Livorno, la Fondazione Goldoni e il patrocinio della Regione Toscana. Il progetto per la scuola della periferia di Tunisi sarà presentato festosamente sabato 18 marzo alle 17.30 nel Teatro della Goldonetta: ha il valore di un omaggio alla città di Tunisi, alla sua lotta per una vita e per un mondo migliore, alla sua gente, al futuro dei suoi ragazzi.

Nei saluti iniziali del convegno, il sindaco di Livorno Filippo Nogarin ha sottolineato come “le contaminazioni portano un elemento di positività quando si parla di porti. Contaminiamoci con la forza di essere solidali gli uni con gli altri”. Per Monica Barni, Vice Presidente della Regione Toscana, le città possono fare crescere la coscienza civile quando mettono solidarietà e tutela dei diritti: “Emergenze ambientali e terrorismo si affrontano solo se si impara a cooperare”. Per la diocesi di Livorno, il cui saluto è stato portato da don Giuseppe Coperchini a nome del vescovo Simone Giusti, il titolo di Medì 'Le città vogliono vivere' indica “la certezza che se ognuno di noi dà il meglio di se stesso, la realtà cambia. Vivere vuol dire renderci conto che l'altro fa parte della nostra vita”. Creato intanto l'hashtag #Medì2017

Un questione di civiltà. Giovanni Salvi, Procuratore generale della Repubblica della Corte d’Appello di Roma, è intervenuto sul tema 'Una questione di civiltà. L’Italia, le città, il Mediterraneo'. Dal 2012 al 2015 è stato a capo della Procura di Catania coordinando importanti inchieste e occupandosi del reato dell’immigrazione clandestina.

“Quasi 100mila persone arrivarono nel distretto di Catania. Sei migranti morirono sulle spiagge di Catania. La città rispose con la sua umanità. Nonostante i problemi economici, la popolazione decise di seppellirli nel proprio cimitero facendo nascere così un luogo della memoria”. I piccoli pescherecci catanesi “facevano salire i migranti sulle proprie barche per salvarli”. Questa vicenda è espressiva dell'approccio italiano all'accoglienza: salvataggi in mare contrastando le politiche della paura. “Non bastano le narrazioni – ha osservato Salvi - ma serve una politica chiara e coraggiosa”.

A 100 anni dagli accordi Sykes-Picot che di fatto disegnarono il Medio Oriente come lo abbiamo conosciuto finora, Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant'Egidio ha osservato come in questi ultimi anni emerge una sfida all'ordine globale. I Balcani degli anni '90 avevano lo stesso valore multiculturale del Medio Oriente attuale.

Con l'accordo Sykes-Picot dalle spoglie della periferia ottomana nacque il Medio Oriente. Venne esclusa la Turchia. Il governo Erdogan ha fatto occupare una parte della Siria, segno attuale della volontà della Turchia di essere presente. Si deve registrare la difficoltà nel ritessere la geometria dei vincitori della Prima guerra mondiale, in una terra di grande complessità. “Le frontiere dell'accordo Sykes-Picot sono ormai un mito – spiega Ahmad Beydoun, Sociologo e scrittore, docente presso l’Istituto di Scienze Sociali dell’Università Libanese - Derivano da una difesa tripartita.

L'Europa cercava di capire come dividersi il malato ottomano. E' stata una tappa superata. Aveva un carattere coloniale e imperialista. E' una storia importante ma quelle frontiere sono superate e hanno solo valore storico”.

"Molti documenti vanno nella direzione di un post Sykes-Picot per il Medo Oriente - ha osservato Laura Feliu (Università Autonoma di Barcellona) - C'è lungo processo di subordinazione al sistema capitalistico. Si deve fondare l'analisi del Medio Oriente regitrando i cambiamenti sociali nel lungo termine. La prospettiva storica permette di verificare le relazioni di potere".

Dalla Siria, a Medì la voce di Alina che è anche armena: "Il nonno di mio marito ha perso la vita nel genocidio. Ora, come allora, abbiamo visto arrivare la guerra. I terroristi hanno occupato e distrutto case e chiese del nostro villaggio. Hanno detto di averci liberato, ma da cosa?"

Jean Pierre Cavalé, del Cimade (Comité intermouvement auprés des Evacués', di Marsiglia, illustra lo scenario francese: “85000 richieste di asilo nella regione di Marsiglia, 22000 nella sola Marsiglia. Spesso non vengono garantiti i diritti minimi, anche dei minori. Le autorità non fanno rispettare pilastri della democrazia. A Marsiglia è nato il comitato delle Feste del convivere, perché vivere insieme ci dona felicità e gioia. Gli attentati di Parigi non hanno limitato questa volontà di accoglienza. Molte persone comuni hanno formato collettivi e si sono mossi per la solidarietà. L'ospitalità è il fondamento della società umana. I migranti economici e politici scappano da zone di violenza, hanno diritto all'accoglienza”.

Caterina di Bella, presidente del Comitato sardo di solidarietà, ha portato a medì l'esperienza di Cagliari: “Qui spesso arrivano migranti algerini in barche da 10-12 persone delle quali spesso non si parla. Abbiamo 600 studenti profughi e facciamo un doposcuola per 35 bambini. Cagliari è crogiuolo di incontri. L'accoglienza funziona. Molti gli incontri dei ragazzi profughi nelle scuole per parlare con i loro coetanei. La Comunità islamica il venerdì prega in strada perché la moschea è diventata piccola. I tappeti conservati nella parrocchia di Santa Teulada”. 

Carlo Parini, commissario della Procura di Siracusa, guida e coordina il Gruppo Interforze di contrasto all’immigrazione clandestina (Gicic), una task force di intelligence specializzata nella lotta al traffico di esseri umani. Parini guarda al Mediterraneo come luogo di umanità e di rinascita: “Siamo parte del Mediterraneo, abbiamo tutti dei tratti comuni in questo specchio di mare. I siriani, ad esempio, sono un grande popolo che abbiamo voluto accogliere con rispetto. La città di Augusta con grande umanità ha accolto 6000 minori. Vorrei dire che la tragedia del vicino può essere anche la nostra. Il popolo del Mediterraneo è un popolo unito. Quando parlo con i miei interpreti, mi rendo conto che spesso le nostre culture si abbracciano. Si può essere riferimento per gli altri, ciascuno può dare una parola per accogliere. Così ho visto occhi e volti tornare a brillare di speranza”.