Livorno, 16 maggio 2017 - Montenero. Fulvio entrava nel santuario “in orari e giorni diversi due volte in un breve periodo allo stesso modo, da un ingresso laterale eccentrico rispetto al portale comunicante con la navata della basilica, evitando così di subire il contatto diretto con la sacralità del luogo”, anche per non infastire i molti fedeli “presenti in quella circostanza nella quale veniva celebrata una funzione di ringraziamento alla divinità per la liberazione dal terremto del 27 gennaio 1742 che provocò anche maremoto”. Vi furono danni e vittime, la popolazione si disperse spaventata nelle campagne circostanti “mentre le scosse si susseguivano e il tutto cessò d'incanto quando la Madonna di Montenero fu traslata in piazza Grande formulando la promessa di offrire ogni anno alla Vergine la cera per alimentare la lampada votiva acccesa al santuario e di posticipare la data d'inizio del Carnevale”. Protagonista de 'Il pittore di ex voto' di Paolo Codazzi, edito da Pironti, è Fulvio, un uomo che si riappacifica in modo corale con il suo passato e con le persone conosciute nella sua adolescenza, durante gli anni '50, nel collegio di Casa Firenze, ad Antignano, località balneare in provincia di Livorno: i loro nomi, le loro storie, sono come nuvole nel cielo interiore di Fulvio che fa ritorno in quel luogo, tanti anni dopo, per rimuovere un ex voto lasciato dalla madre nel santuario di Montenero. “Ex voto suscepto”, “secondo la promessa fatta”. Nella rimozione di quell’oggetto, lì appeso per una fede a cui lui non crede e che comunque rispetta e lo coinvolge, Fulvio scopre di spezzare qualcosa che lo supera e che lo abbraccia. Gli esiti della scelta iniziale, allora, non sono più scontati e possono sciogliersi nella gratitudine.
Fulvio scopre con gratitudine come “la dipendenza emotiva dell’adolescente, imbevuta di spontanea religiosità, in molti casi denudata dal conformismo liturgico”, sia assai diversa “da quella dell’adulto mummificata in soli valori estetici”.
I legami veri parlano nel tempo e Fulvio riporrà quell’oggetto al suo posto, rasserenando e dissipando nuvole oscure e ritrovando proprio lì la trama viva di un amore che porta i segni, certo, ma che non si è perso, aperto com’è ad esiti imprevedibili, in parte consegnati in forma di domanda al lettore stesso.
Rimane la riacquisizione della vita, che si fa prossima agli altri abbattendo il muro che ci creiamo “come immaginando la propria dimora non solo come luogo da abitare, ma anche località di vacanza, ambiente di cura, scuola, insomma un accumulo progressivo delle abitudini acquisite nella vita senza rinunciare ad alcuna di esse nel viaggio verso altre età, fino al paradosso talvolta concreto che quest’impossibilità di unificazione conduca a determinare casa naturale solo e soltanto la propria mente, e la memoria in essa nascosta, distraendosi dalle turbolenze necessarie allo sviluppo di ogni essere”.
Le turbolenze della vita di Fulvio rimandano alle nuvole, il cui destino è quello di disegnare il cielo, parlare agli occhi di chi guarda in alto, determinare il sereno o il cattivo tempo, fino a sparire. Se le situazioni, anche le più piacevoli, o quelle che provocano rimpianto, di fatto spariscono, tuttavia esse trovano una collocazione nella memoria e negli affetti e possono sempre rinnovarsi. Se non si perdono quelle che possono essere sembrate nuvole, non ci si perde nel mare della storia, fosse quello di un oceano, fosse quello del mare di Antignano. Questo sembra essere il messaggio di Codazzi. Una prima versione del suo romanzo, edita alcuni anni fa, si intitolava proprio 'Il destino delle nuvole'.