Livorno, 29 maggio 2017 - Amedeo Modigliani. Livorno 1884, Parigi 1920. 36 anni vissuti tra estro e genialità, e destinati a riecheggiare nei secoli. Nel bene e nel male. Tutti – o quasi – conoscono le vicende dell’artista livornese in perenne lotta con la tubercolosi e i molti detrattori che rividero improvvisamente le loro posizioni all’indomani della sua morte, alimentando il falso mito dell’artista maledetto. E se in tutto il mondo Modì è celebrato ormai da decenni e le sue opere sono battute all’asta a prezzi stellari, in Italia solo negli ultimi anni sta ottenendo il meritato riconoscimento e in molte città della penisola (trann la sua Livorno) si sono allestite importanti retrospettive, tra cui quella attualmente a Palazzo Ducale di Genova: circa 30 opere la cui selezione è stata curata da Rudy Chiappini. Ma come accade spesso con Modigliani, la polemica è dietro l’angolo. Chi non ricorda infatti la triste beffa delle false teste gettate nei fossi della città labronica nel 1984? Beh, 33 anni dopo, a Genova aleggia nuovamente la paura di opere false esposte come autentiche. E a muovere l’accusa – come nell’84 – è il collezionista Carlo Pepi, uno dei maggiori esperti dell’opera del grande Dedo.

«È una mostra indecorosa e mi domando dove siano i grandi esperti d’arte, quelli che appaiono in televisione – dice Pepi – a Genova ci sono circa 13 opere dubbie, che neanche un bambino autenticherebbe». Le opere a cui si riferisce Pepi – esposte tra pannelli con inesattezze biografiche e frasi che Amedeo non avrebbe mai detto - sono alcuni ritratti (tra cui quello di Chaim Soutine), degli studi di cariatidi, un nudo e tre nature morte attribuite a Moise Kisling e all’artista italiano. «Lo sanno tutti che Modigliani non ha mai firmato nature morte, genere che detestava alla pari del paesaggio, tanto più a 4 mani! È pura fantascienza! Invito chiunque ad andare a visitare la mostra per rendersi conto di cosa è stato esposto».

Conclude così Carlo Pepi, mentre da Parigi arriva anche l’appoggio dell’esperto Marc Restellini, curatore del Catalogue raisonné Modigliani in via di pubblicazione «Per oltre un terzo dei dipinti esposti si tratta di falsi e disponiamo di tutte le prove scientifiche per dimostrarlo. Ho già segnalato il fatto alle autorità italiane».

«L’istituto conosce queste opere - prosegue la nota di Restellini – e perché si tratta di falsi, disponiamo di tutta la documentazione e prove scientifiche per confermarlo. Si tratta di falsi noti per almeno un terzo dei dipinti esposti. Non avevamo visto dalla condanna a una pena detentiva, Christian Parisot per contraffazione. Congratulazioni a Carlo Pepi per il suo intervento. Questa esposizione sbaglia gravemente il pubblico e nuoce all’immagine e alla notorietà di Amedeo Modigliani. Siamo estremamente vigili e tali rimarremo per garantire l’integrità dell’opera e il divertimento del pubblico». Il curatore della mostra di Genova Rudy Chiappini, che vive in Svizzera, dichiara che non ha mai sentito parlare del suo accusatore e che Pepi “basa il suo giudizio su semplici intuizioni tutte sue, fatte oltretutto basandosi sulla riproduzione in catalogo”. A fargli eco anche Palazzo Ducale che dichiara che le opere in mostra sono tutte documentabili o già esposte in passato. Il mistero continua e intanto, a rimetterci, è sempre Dedo.