Livorno, 19 maggio 2017 - Lo scorso 13 maggio l’assemblea dei soci della Banca di Credito coooperativo di Castagneto ha varato la decisione del cda di aderire al gruppo bancario promosso dalla Trentina Cassa Centrale Banca. «Non una fusione - ci tiene a puntualizzare il direttore generale di Bcc Castagneto, Fabrizio Mannari – , perché siamo noi che abbiamo acquistato delle quote della capogruppo. Noi siamo e resteremo La Banca di credito cooperativo di Castagneto, così ci chiamano e così continueremo a chiamiarci». Vediamo, quindi, cosa cambia.

Direttore, ci spieghi anzitutto perché questo passaggio...
«Da un anno lavoravamo per cercare, in ottemperanza alla riforma del credito cooperativo, di fare scelte il più possibile consapevoli e che ci consentissero di mantenere la nostra rete territoriale. L’alternativa, proposta da Iccrea, avrebbe fatto sì che avremmo avuto delle consociate su tutte le piazze, in cui operiamo e questo per noi avrebbe significato perdere identità. Con il progetto di Cassa Centrale Banca, gruppo nuovo, abbiamo l’opportunità di mantenere la governance proseguendo in quel percorso di potenziamento territoriale e di innovazione digitale intrapreso e che ci consente di essere una banca nel mondo che stiamo vivendo».
Potenziamento territoriale dove?
«Abbiamo in cantiere l’apertura di una prossima filiale a Grosseto, e negli obiettivi futuri ci sono Pisa e la Versilia. Si può già dire. Venerdì assumiamo due nuovi addetti. Vogliamo crescere e lo stiamo facendo».
L’ingresso in Cassa Centrale Banca quali vantaggi comporta?
«Noi sottoscriviamo 8 milioni di capitale sociale ma abbiamo grandi garanzie di solidità. Il nostro Cet1, l’indice di solidità (il rapporto tra capitale a disposizione e rischi ponderati) è del 13,5%, supra alla media del sistema bancario italiano. La banca capogruppo ha un capitale sociale di oltre un miliardo di euro per legge, e al 70% è capitale libero, sono soldi veri a disposizione delle 110 banche consociate. In questo modo la Bcc Castagneto, nata come banca locale, ha la solidità di uno dei primi gruppi bancari italiani».
E per i risparmiatori questo in quali vantaggi si traduce?
«La banca ha un livello di risorse proprie assolutamente adeguato, questo è tranquillizzante per i depositanti. Per il risparmiatore non è facile investire oggi, qui può farlo con maggiore serenità. E i numeri lo dimostrano. La raccolta diretta è cresciuta di quasi 270 milioni negli ultimi cinque esercizi, l’utile dell’esercizio supera i 4,5 milioni, una delle poche eccezioni nel nostro panorama bancario regionale, che vede molti istituti chiudere in perdita. Alla Bcc Castagneto, in 107 anni, non è mai successo. E abbiamo allargato la base sociale a 2500 soci. Paradossalmente l’importanza della nostra banca si capirebbe se non ci fosse..».
Che intende dire?
«Gli impieghi a clientela sono in aumento di oltre 50 milioni, è il segno del sostegno che offriamo al territorio. Un sostegno che continueremo a mantenere. Così come vogliamo mantenere il rapporto che abbiamo con i nostri risparmiatori. Che da noi devono sentirsi al sicuro, a casa».
A casa? In banca?
«Sì, le nostre filiali vogliono essere anche fisicamente accoglienti, colorate. Ospitiamo mostre di artisti del territorio, perché una mia ‘ fissa’ è che il cliente non butti via il suo tempo anche se è in coda allo sportello. Ma vogliamo essere trasparenti, corretti e prudenti. Non sentirete mai dire che abbiamo venduto una polizza assicurativa ad un ottantenne. Nessuno deve avere la sensazione di aver preso fregature».
Questo comporta una accurata selezione del personale...
«Il nostro personale è questo. Un’assoluta eccellenza. Investiamo molto in formazione su questo punto e venerdì assumiamo due ragazzi. Vogliamo continuare a crescere, anche n questo. Io sono entrato in questa banca trent’anni fa, aprile 1989, sono direttore generale dal 2008. Nel 1989 la Bcc Castagneto avea due filiali, ora ne ha 22. Il futuro è sempre più telematico. La nuova frontiera sono Pisa e la Versilia».