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Centravanti si fece suora Ora apre scuola di calcio

La protagonista è suor Emilia Jutaru

Per dieci anni ha giocato nella serie A femminile e ma 21 anni  fu "convocata" da Dio. La scuola di calcio ''è un modo per far incontrare il Signore'', dice suor Emilia

Suor Emilia calciatrice (Foto Novi)
Suor Emilia calciatrice (Foto Novi)

Livorno, 7 febbraio 2012 - Emilia Jitaru, romena, giocò a calcio nella seria A femminile per dieci anni ma a 21 anni diventò suora. Oggi ha 42 anni ed è a Livorno dove, oltre a dare una mano all'asilo gestito dall'istituto delle Maestre Pie Venerini , ha aperto da alcune settimane una mini scuola calcio per i ragazzini che nelle altre squadre non vengono fatti giocare. La sua storia è raccontata sulle pagine del periodico cattolico 'Toscana Oggi': ''A 21 anni ho sentito che lo sport mi stava dando solo gioie momentanee e che avevo un vuoto dentro. Poi ho scoperto che ero stata convocata da Dio per una missione''.

 La prima volta che finì in panchina, per colpa di un infortunio, Emilia aveva 18 anni e da 7 giocava in serie A. Nata nello stesso Paese della ginnasta Nadia Comaneci, come lei già da ragazzina ha toccato i vertici dello sport: ''non esistevano categorie separate: se eri bravo, ti prendevano e ti facevano giocare''.

 

Suor Emilia ha all'attivo 25 gol. Una volta segnò da 32 metri: ''Non mi accorsi che la palla era entrata - racconta - Quando tutte le compagne gridarono capii che si era infilata nel sette''. Poi la chiamata, non dal ct della Nazionale, ma per qualcosa di più profondo: ''Mi presentai all'istituto, in Romania, in un giorno di pioggia: avevo una coda come Roberto Baggio, fradicia''.

La piccola scuola calcio, chiamata 'Tre Arcangeli', come l'unità pastorale in cui si trova, ''è un modo per far incontrare il Signore - spiega - E' un momento in cui si parla di nuova evangelizzazione, no?''.

Infatti suor Emilia ora vuole incontrare padre Nike, don Maurizio De Sanctis, ex ballerino e ora vulcanico parroco di una chiesa di Livorno. ''Quando sono arrivata - racconta suor Emilia - mi sono accorta che in chiesa venivano solo anziani. Allora a un convegno avvicinai il vescovo Simone Giusti e gli dissi: secondo lei possiamo fare una squadra per ragazzi scartati o che non vengono fatti giocare?''.

 Dopo le autorizzazioni dei superiori ecco la squadra: 14 giocatori dai 7 ai 18 anni (4 femmine e 10 maschi). ''Il calcio trasmette gioia - dice - Se un ragazzo e' triste perche' non lo fanno giocare c'è qualcosa che non funziona. Invece con il gioco si possono trasmettere i valori: il rispetto di sè e degli altri, l'amicizia, la gioia di stare insieme e di conoscersi. Alla fine vorrei avvicinare i ragazzi al mondo del volontariato: il centro mondialità, Sant'Egidio, la Caritas''.

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