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Ubaldo Pantani: "La mia vita dietro a una maschera"

Imitatore e trasformista, star
di 'Quelli che il calcio'

Da Lapo a D'Agostino le mille imitazioni dell'imitatore nato a Cecina

Ubaldo Pantani imita Lapo
Ubaldo Pantani imita Lapo

Toscana, 31 gennaio 2012 - Non chiamatelo imitatore: «Sono un trasformista». Sta in sala trucco dalle 3 alle quattro ore - «già prima di entrare in scena, la fase di metamorfosi per me è già spettacolo» -, ha indossato la maschera di quasi tutti i personaggi della televisione, prima con i Gialappi, poi a “Quelli che il calcio” solo per citare i più recenti programmi. Ubaldo Pantani però, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pisa, è nato a Cecina, ha molto altro nel suo curriculum, dal cabaret al teatro, al cinema dove ha debuttato l’anno scorso con “Manuale d’amore 3”.

Non imitatore ma trasformista, dice lei: perché?

«Dopo alcuni anni a fare il comico in tv, ma non essendo io un cabarettista la via più vicina per me era quella delle imitazioni. Cominciavo ad accennare caratteri, puntavo su personaggi che nessuno aveva mai fatto... (o che nessuno voleva fare), nacque Cesare Cremonini, ma era un abbozzo, poi Nesta, appena una sporcatura, e la prima imitazione curata: l’astrologo Paolo Fox. Però non mi sono fermato lì, ho concentrato le mie energie e capacità sul trasformismo, strada su cui cammino ancora, ma che voglio diventi la mia unica cifra artistica. Io voglio nascondermi completamente dietro alla maschera».

A “Quelli che il calcio”, in questa edizione sono nati Oscar Giannino e Roberto D’Agostino: lei chi preferisce?

«Dago mi fa impazzire per quella sua aria disincantata, può parlare di tutto ed sempre appagato da se stesso».

Travaglio, Fini, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, Buffon... tanti tanti. Fra questi ci sono dei permalosi che si sono offesi?

«Forse sì, Travaglio non l’ho mai sentito, Dago nemmeno, Renzi neppure. A proposito di lui, però c’è da dire che su Facebook ha postato un commento sulle imitazioni di Crozza e la mia dalla Dandini: e che, io non ho un nome e cognome forse ? Da uno come lui così attento alla comunicazione non me lo sarei aspettato, il che mi fa supporre che non si sia proprio tanto divertito».

Che cosa ne ha sottolineato?

«La vanità. Chiunque abbia fatto, come Renzi ha fatto in passato, l’arbitro di calcio, è per forza coraggioso e vanitoso. Guardi che mi piace: ha fatto apparire come nuove idee da magazzino, ecco, lui sa fare bene la vetrina».

Elkann padre e figlio. La ispirano perché?

«Sono fenomenali, quando uno è ricco, ma molto ricco, quando parla guarda sempre l’interlocutore come farebbe un entomologo di fronte a uno strano insetto. Così è Alain, e anche Lapo, sebbene a lui vada dato atto che un tentativo di ribellione verso l’ambiente in cui è cresciuto l’ha fatto, ma i germi della ricchezza rimangono dentro».

Le donne. Lei è passato dalla Ventura alla Cabello. Chi è meglio?

«Hanno uno storico diverso... Va bene così? Per davvero: nessuna delle due è una buona spalla per un comico. E dopo aver lavorato con la Gialappa, spalla perfetta per chiunque, non è facile reggersi da soli. Simona Ventura però era trascinante, molto attenta e il suo entusiasmo è stato per me sempre una buona via su cui inserirmi. Victoria sta migliorando sotto questo punto di vista, ha tutto per diventare una buona spalla comica».

Gli imitatori studiano la vittima, la osservano ben bene prima di proporla. E’ così anche per lei?

«No no. Vasco dice le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole... ecco, con le imitazioni la stessa cosa succede a me».

Al cinema ha avuto un bel battesimo con “Manuale 3” di Giovanni Veronesi. Continuerà?

«E’ stato importante lavorare con lui, lo ringrazio per avermi scritturato. Se dovesse ripetersi perché no?, ma alla fin fine io non voglio diventare uno che fa tutto. Riconosco - scusate l’immodestia - di essere poliedrico ed eclettico, e a maggior ragione voglio guidarmi verso un’unica direzione, che è appunto il trasformismo».

Una curiosità: nella vita vera non le viene mai la tentazione di mettersi una maschera?

«No. Vivo a faccia scoperta».

Però, parlando, quando nomina i suoi personaggi, la voce vira istintivamente verso i loro toni...

«Sono in costante trasformazione».
 

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