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Duro bilancio
della crisi in provincia Persi 2200 posti
di lavoro

I dati si riferiscono al 2010 (tranne l'ultimo trimestre). La Cgil ha seguito oltre 7 mila lavoratori coinvolti in cassa integrazione, mobilità, contratti di solidarietà, licenziamenti collettivi

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tratta dai dizionari Zanichelli
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Lavoro (Foto Brianza)
Lavoro (Foto Brianza)

Livorno, 5 gennaio 2011 - La Cgil livornese ha tracciato un bilancio del prezzo pagato alla crisi dalla provincia di Livorno: nel 2010 si sono persi circa 2200 posti di lavoro. Un bilancio pesantissimo, insomma.

 

La Cgil ha seguito (ai dati disponibili manca l'ultimo trimestre) oltre 7 mila lavoratori coinvolti in cassa integrazione, mobilità, contratti di solidarietà, licenziamenti collettivi. ''Abbiamo provato ad affrontare tutte le situazioni di crisi con la contrattazione - spiega il segretario Maurizio Strazzullo - e grazie al rapporto con le istituzioni abbiamo assicurato un minimo di tenuta sociale''.

 

Una situazione difficile, eppure Strazzullo dice che Livorno potrebbe dare esempio per le trattative di livello nazionale: ''Siamo in grado di dare un contributo'' dice, riferendosi all'esclusione della Fiom dalla vicenda della Fiat di Mirafiori. ''Marchionne in fondo cosa vuole? - si chiede il segretario - Vuole affidabilità dai sindacati, che gli accordi siano rispettati? Noi qui lo facciamo da anni, con tutte le multinazionali e in tutti i settori: Eni, Whitehead, ma anche Magna e Trw, vicende che siamo riusciti a portare a soluzione durante la vertenza di Pomigliano''.

 

Strazzullo è tornato sulla nomina dell'Autorità Portuale di Livorno, in fase di stallo dopo il no del ministro Altero Matteoli ai candidati proposti dagli enti locali e un ricorso pendente al Tar. ''Livorno non può permettersi un commissario - dice - Vogliamo un presidente che abbia competenze e legami con le istituzioni. Non qualcuno che gestisca l'interregno. Sennò Livorno è morta e così tutta la Toscana''.

 

E la buona notizia? Per la Cgil porta il nome dell'azienda dolciaria Londi che per anni in città ha rifornito numerosi locali. In autunno ha riacceso i forni e, dopo l'uscita di scena dei vecchi proprietari che hanno ceduto a due dipendenti le quote dell'azienda, ha garantito che 24 dipendenti rimanessero al lavoro.


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