C'è un indagato
per la morte
di Orlando
Caccia tragica a Castagneto: ha sparato un amico
Castagneto Carducci (Livorno), 9 febbraio 2010 - Un colpo sparato per errore, un solo proiettile mortale e un unico nome iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato dell’omicidio colposo. È ormai chiara la dinamica dell’incidente di caccia che domenica costato la vita a Giuseppe Orlando, il nipote quarantaduenne del proprietario della tenuta La Torre di Castagneto Carducci, il conte Gaddo della Gherardesca. Ucciso per sbaglio, da un compagno di battuta, lungo il tragitto impervio che ha percorso lasciando la 'posta' a lui assegnata per raggiungere il punto in cui giaceva un grosso cinghiale appena ferito. Già domenica i carabinieri della stazione di Castagneto Carducci, del nucleo operativo di Cecina e del nucleo investigativo del reparto provinciale di Livorno avevano svolto i primi rilievi sul posto. E ieri mattina, sono tornati nel bosco per completare gli ultimi accertamenti e ricostruire sequenza dopo sequenza — anche attraverso simulazioni balistiche sul campo — il film dell’incidente e l’esatta traiettoria del proiettile assassino. Fino a tarda sera, domenica, erano stati sentiti tutti i partecipanti a quella maledetta battuta di caccia al cinghiale. Le varie testimonianze — completate con l’esito dell’ultimo sopralluogo — confermano la prima ricostruzione.
Orlando si sarebbe allontanato dalla sua postazione per avvicinarsi al cinghiale ferito ma, mentre si muoveva nel folto della macchia, è stato scambiato per una preda e raggiunto da un colpo di fucile alla schiena. Sull’identità della persona che ha sparato, la Procura di Livorno — del caso si occupa il sostituto Massimo Mannucci — mantiene il massimo riserbo. Sappiamo soltanto che si tratta di uno degli invitati alla battuta di caccia e che risiede a Milano. Anche se pare ormai certo che si tratti di una persona molto vicina alla famiglia dei Della Gherardesca. L’uomo è ora indagato per omicidio colposo ed è stato ascoltato ieri, insieme agli altri partecipanti alla battuta. "Non mi sono accorto di averlo colpito — ha riferito ai militari — , ho sentito muovere tra i rami, dal punto in cui mi trovavo la visuale era completamente oscurata dalla vegetazione, ma ho sentito i cani che abbaiavano e, visto che nessuno aveva ordine di spostarsi dalla propria posta, ero convinto che si trattasse di un cinghiale".
E questo è uno dei punti ancora da chiarire. C’è chi giura di aver sentito Giuseppe avvisare i compagni. "Vado io a prendere il cinghiale", avrebbe comunicato via radio. Ma non tutti hanno udito le sue parole. Vero è che Orlando, come molti dei compagni di battuta, non indossava la pettorina catarifrangente, obbligatoria sul territorio livornese per praticare la caccia, ma soltanto facoltativa per le battute in riserva, come quella di domenica. Proprio per evitare, in futuro, il ripetersi di simili tragedie, il vicesindaco di Castagneto Carducci, Roberto Callaioli, anche lui tra gli invitati alla cacciata di domenica, ha avanzato la proposta di rendere obbligatoria la pettorina di riconoscimento, anche nelle aree private, come la tenuta La Torre. Intanto è attesa per i prossimi giorni l’autopsia sul corpo del giovane erede della dinastia del rame, che sarà eseguita dal professor Luigi Papi, dell’istituto di Medicina legale dell’Università di Pisa.
di Luca Filippi e Paola Zerboni
