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Sangue nella nobile famiglia: "Sappiamo chi è stato"

Giuseppe Orlando muore raggiunto dalla fucilata di un compagno durante una battuta al cinghiale nella tenuta 'La Torre' di proprietà dei Della Gherardesca. Aveva avvertito via radio che si sarebbe mosso dalla postazione per raggiungere una preda ferita

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Castagneto Carducci (Livorno), 8 febbraio 2010 - La battuta di caccia al cinghiale era iniziata da qualche ora, nell’azienda turistico venatoria La Torre, tenuta dei conti Della Gherardesca, negli splendidi boschi affacciati sul mare, a due passi dall’abitato di Castagneto Carducci. Sole, temperatura quasi primaverile, e la compagnia degli amici di sempre, uniti dalla stessa passione. Sembrava il giorno perfetto e in un attimo si è trasformato in un giorno di lutto. "La caccia al cinghiale ogni anno, vuole sempre il suo tributo di morte", è quasi un epitaffio, che rimbalza di bocca in bocca, tra i cacciatori più anziani. E purtroppo è accaduto anche questa volta. Un proiettile, quello destinato a finire un cinghiale appena ferito, ha colpito alla schiena Giuseppe Orlando, quarantatreenne figlio della contessa Sibilla Della Gherardesca e di Salvatore Orlando, della dinastia di imprenditori fondatori e azionisti del gruppo Kme, maggior produttore al mondo di semilavorati in rame.

 

Sposato dal 2001 con Bianca Maria Lilli, e padre di due ragazzi, appassionato di viaggi e di caccia, Orlando lavorava da 15 anni come dirigente di 'Kme Italy', la grande azienda di famiglia che con il nome Smi ha fatto la storia dell’imprenditoria e della metallurgia italiana. Erano le 12.20 circa quando — dopo aver colpito un grosso cinghiale — Giuseppe ha chiamato via radio gli altri compagni di battuta per avvisarli che sarebbe andato lui, più vicino, a dare il colpo di grazia all’animale agonizzante. E ha lasciato la sua la posta numero '22' per raggiungere il punto in cui si trovava la preda ferita, addentrandosi nel fitto della macchia. Ma quando era a qualche metro dall’obiettivo, un altro sparo è partito dalle poste vicine. E il colpo lo ha raggiunto a bruciapelo da dietro, il proiettile gli ha trapassato il torace, per fuoriuscire alla base dello sterno. Poco sangue attorno al foro di uscita, probabile segno di un’emorragia interna. Forse il pallettone gli ha reciso l’aorta, se non addirittura il cuore La morte è stata questione di pochissimi istanti. Giuseppe era già cadavere quando il medico del 118, arrivato con l’ambulanza della Misericordia di San Vincenzo, è riuscito a raggiungere il luogo dell’incidente. Ogni tentativo di rianimazione, praticato dai volontari si è rivelato vano. Nel frattempo, allertati dai compagni di battura, anche i volontari della Misericordia castagnetana raggiungevano il puno dell’incidente.

 


Il colpo è partito per sbaglio, probabilmente dalla posta 21o dalla 23. Ma per stabilire con esattezza da quale parte sia arrivato il proiettile — e soprattutto chi l’abbia sparato — gli accertamenti sono ancora in corso. Sulle prime nessuno tra i partecipanti alla battuta, ha saputo o voluto ammettere l’errore. Perché mentre Giuseppe veniva ferito a morte, chi non si era accorto di nulla ha continuato a sparare e ad abbattere cinghiali. E i carabinieri della compagnia di Cecina, sono andati avanti con i rilievi fino a sera. Ascoltando, uno per uno, tutti i cacciatori impegnati ieri nella battuta alla Torre, e anche radunando tutte le prede abbattute nei dintorni, per ricostruire la traiettoria di ogni pallettone sparato. "Le testimonianze delle persone che abbiamo sentito — ha spiegato in tarda serata il comandante della compagnia carabinieri di Cecina, capitano Pasquale De Corato — sembrano convergere in particolare su uno dei compagni di battuta. Ma stiamo ancora indagando. Al momento l’unica certezza è che si è trattato di un tragico incidente". L’ennesimo tributo di morte per una battuta al cinghiale.

di Paola Zerboni e Giuliano Giuliani

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