"Il crocifisso in classe?
La scuola ha ben altre croci.."
Il pronunciamento della Corte Europea di Strasburgo riaccende il dibattito: nostro sondaggio negli istituti cittadini
Livorno, 5 novembre 2009 - Non bastavano i tagli alla spesa pubblica, che fanno venir meno nella scuola italiana, anche i soldi per comprare la carta, non bastava la riforma Gelmini, che ha fatto tornare, anche a Livorno, migliaia di studenti e insegnanti sulle barricate, o l’influenza A, che sta decimando intere classi di alunni. Ci mancava giusto la Corte Europea di Strasburgo, a mettere in difficoltà i dirigenti scolastici: la sentenza che, accogliengo il ricorso presentato da una coppia di Abano Teme, definisce l’esposizione del crocifisso in classe "contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione" fa discutere.
Un vecchio "problema", quello del crocifisso in classe, che torna alla ribalta in tutte le scuole italiane, dove il numero di alunni stranieri - e quindi di fede diversa da quella cristiana cattolica - è in costante crescita. Ma se altrove i casi di "allergia ideologica al crocifisso" non mancano, la città dei Quattro Mori anche su questo tema rivela le sue origini di porto di mare, centro 'ecumenica', tollerante e aperto a tutte le culture e a tutte le religioni. O, se vogliamo andare più terra terra, una città pragmatica: come a dire "qui abbiamo ben altre grane e quello del crocifisso è proprio l’ultimo dei nostri problemi". La conferma arriva in primis dal nostro sondaggio nelle scuole cittadine, dalle elementari alle superiori. E persino dall’assessore all’istruzione del Comune di Livorno, Carla Roncaglia, tra l’altro componente del direttivo della sezione livornese del Cidi (Comitato Insegnanti Democratici italiani) e, fino al 1999, collaboratrice dell’Osservatorio Ecclesiale per le ricerche sociologiche relative alla condizione giovanile e alle sue problematiche. "L’Italia - commenta l’assessore Roncaglia - in Europa si distingue sempre. Negli altri Stati europei con radici cristiane come la nostra, il problema non si pone, perché è pacifica la presenza nei luoghi pubblici, quindi anche nelle scuole, dei simboli della cultura a cui apparteniamo. Da noi anche questo crea un problema. Per fortuna a Livorno non c’è mai stato questo tipo di problema, né da parte di chi era contrario alla presenza del crocifisso, né da parte di chi è favorevole. Sinceramente mi sembra una questione marginale e assolutamente strumentale". "Il crocifisso in classe? Non ha mai dato fastidio a nessuno - risponde la dottoressa Gianna Valente, dirigente delle Scuole Benci - e qui abbiamo anche molti alunni extracomunitari di fede non cattolica. Non ci sono in tutte le aule, ma se mancano è perché si sono deteriorati enon ci sono i soldi per comprarne di nuovi".
"Nessuno ha mai protestato per la presenza del crocifisso in classe - fa eco il dottor Raffaele Assante, dirigente delle Collodi di Salviano - ma qui da abbiamo alunni musulmani che seguono regolarmente l’ora di religione. Sta agli insegnanti far sì che l’ora di religione non diventi una lezione di catechismo e e su questo fronte non abbiamo mai avuto problemi, né lamentele da parte dei genitori. Perlomeno dalle famiglie musulmane. Qualche problema lo abbiamo avuto con i Testimoni di Geova, ma niente di così eclatante da obbligarci a togliere il crocifisso". "Per Natale facciamo anche il presepe - spiega la professoressa Laura Albertini, dirigente delle Scuole De Amiciis - e partecipano tutti i bambini. Sono simboli che fanno parte della nostra tradizione". "Da quando sono qui il crocifisso non ha mai dato fastidio a nessuno - conferma Maria Grazia Rocchi, dirigente dell’Isis Niccolini Palli - e se in qualche aula mancano, è perché non sono arrivati. Spessoe manca anche la carta e se c’è da comprare qualcosa per la scuola, pensiamo prima a quella". Idem al crocifisso neanche al Liceo Enriques, alle scuole Orlando, sl tecnico per Geometri Buontalenti e al Nautico Cappellini. Qua, la scuola ha ben altre... croci.
Paola Zerboni
