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VENTURINA

Scivola e muore nel laghetto
privo di ogni protezione

Suicidio o disgrazia, la tragica fine di Iria Caneschi riporta alla luce il grave pericolo della Tufaia. Esplode la polemica. Il fratello: "Verrà fatta l'autopsia, potrebbe essere stato un malore". Ci sono volute ore prima che qualcuno riconoscesse la vittima. Il marito Mario Bezzini aveva gestito un'azienda dolciaria

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Venturina, il laghetto di Tufaia Venturina (Livorno), 4 luglio 2009 - E’ morta Iria Caneschi, 65 anni: il suo corpo è stato trovato ieri mattina intorno alle 7 nel laghetto di Tufaia a Venturina. Quando sono arrivati i soccorsi per la donna non c’era più niente da fare. Si sa che era in cura perchè sofferente da tempo di crisi ansiose. Il corpo è stato recuperato da vigili del fuoco di Piombino. Secondo primi accertamenti sono da escludere responsabilità di terzi, come ha anche suffragato il medico legale a seguito dell’ispezione sul cadavere. A dare l’allarme sono stati due uomini che ieri mattina avevano portano a far fare un giro al cane.

 

Forse è stato un malore, forse la volontà di farla finita, proprio come era accaduto qualche mese fa a Piero Lelli 58 anni, il disabile trovato, come Iria, nel laghetto della morte. Per ore i carabinieri hanno mostrato una foto digitale ai tanti passanti che incuriositi dall’ambulanza della Croce Rossa di Venturina, dai lampeggianti dei carabinieri e dell’arrivo dei Vigili del fuoco si erano avvicinati al laghetto.

 

Nessuno per ore ha riconosciuto il volto familiare di quella donna, che abitava a pochi metri dai giardini, in via Indipendenza. Poi il fratello Sirio, ha avuto un sospetto, «in quella foto digitale ho stentato a riconoscerla» ci dice, e infine il triste riconoscimento da parte di Sirio Caneschi e del marito di Iria, Mario Bezzini. Le due famiglie sono molto conosciute in paese, i fratelli Caneschi sono i proprietari del Conad Margherita di via Indipendenza sulla Vecchia Aurelia, davanti ai blocchi del Cavicchi; Mario Bezzini, a capo per anni di un’azienda che produce dolci, è il fratello gemello del compianto Piero, ragioniere molto conosciuto e stimato in Val di Cornia.

 

Un lutto improvviso che ha sconvolto una comunità. La notizia ha fatto presto il giro di Venturina e quando sulla saracinesca del Conad è apparso il cartello “chiuso per lutto”, tutti hanno compreso cosa era accaduto di buon’ora a Tufaia. La notizia del ritrovamento di una donna era già circolata, ma all’inizio si pensava che non fosse di Venturina.

 

"Stamani Iria è uscita come tutte le mattine – racconta il fratello Sirio Caneschi – aveva lasciato le chiavi di casa nella cassetta delle poste, perché aveva paura di perderle. La mattina andava a comprare il pane a fare due giri poi rientrava in casa. Ed era sicuro che fosse in casa anche il marito, quando sono andato ad avvisarlo che forse qualcosa di tragico era accaduto. Poi la triste scoperta. Ancora non ci crediamo. Verrà effettuata l’autopsia per stabilire le cause della morte, potrebbe avere avuto anche un malore».

 

Una morte che ha scatenato numerose polemiche, sullo stato di sicurezza del laghetto, sulla mancanza di recinzione. Le stesse polemiche che erano sorte mesi fa quando fu ritrovato il corpo di Lelli. Si era parlato di pericolo, di necessità di ripristinare la recinzione di legno, ma non è accaduto niente. Certo una staccionata non è un ostacolo insormontabile per un suicida, ma se qualcuno invece si sentisse male, e magari perdesse l’equilibrio, forse una recinzione di legno potrebbe impedire di finire in acqua, pur bassa, ma in grado di far affogare sia chi vuole farla finita, sia chi non sa nuotare e magari si fa prendere dal panico. Senza contare che il laghetto è a ridosso dell’abitato e che il rischio per i bambini è altissimo.

Maila Papi










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