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Lavoratori in ferie forzate
Allarme alla raffineria Eni

A denunciarlo è Maurizio Strazzullo della Cgil. "Il prossimo fronte di crisi nel corso del 2009 sarà quello della Raffineria Eni di Stagno, perché qui non sono previsti investimenti per avviare nuove produzioni. Allegato al rapporto 2007, che ha dipinto un quadro non negativo, c’è uno studio per il 2009 da brividi

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Livorno, presentazione al Lem (foto Novi) Livorno, 20 novembre 2008 - "Il prossimo fronte di crisi nel corso del 2009 sarà quello della Raffineria Eni di Stagno, perché qui non sono previsti investimenti per avviare nuove produzioni. Questo nonostante il petrolchimico sia una delle principiali voci del sistema economico locale Livorno-Collesalvetti, come risulta dal rapporto Irpet del 2007". A denunciarlo è Maurizio Strazzullo della Cgil. E l’occasione per vuotare il ‘sacco’ è stata la presentazione, avvenuta ieri al Lem, del rapporto Irpet 2007 per Livorno e Colle, che ha dipinto un quadro non negativo per l’anno passato: con posti di lavoro stabili, nonostante il tasso di disoccupazione tra i più alti della Toscana specie tra le donne.

 

E con crescita della produttività, dell’attività in porto, dell’import ed export petrolifero. Ma allegato al rapporto 2007 c’è un studio per il 2009 da brividi. Intanto, per ora, i lavoratori diretti e indiretti dello stabilimento Eni sono quasi un migliaio. "Ma anche se il momento peggiore non è arrivato — sottolinea Fabio Verdiani della Uil — è bene sapere che da giugno 100 lavoratori di ditte esterne alla raffineria sono fuori gioco" per effetto dei mancati i vestimenti che hanno colpito sopratutto le ditte di edilizia impegnate nella raffineria. "E in queste ditte — aggiunge Strazzullo — il personale rimasto a casa è in ferie forzate perché è calato il lavoro. E finite le ferie non sarà possibile attivare la cassa integrazione per il numero limitato di dipendenti. Occorrono allora nuove forme di ammortizzatori sociali per questi lavoratori e la Regione come lo Stato devono intervenire". "Ciò sta accadendo perché Eni, partecipata al 30 % dallo Stato, — precisa Verdiani — ha deciso che l’impianto di Stagno non è più strategico. Dobbiamo scegliarci a farci sentire a Roma".

 

E la sveglia la dà anche il direttore di Confindustria locale, Umberto Poaletti, che pur se imperturbabile, come sempre, tradisce dal suo tono la forte preoccupazione per quello che ci aspetta nel 2009. "E’ vero che non dobbiamo farci trasvolgere dal pessimismo, ma sia chiaro che dalla crisi siamo passati alla fase peggiore: quella dell’emergenza, da fronteggiare esigendo, imprese e pubblico uniti tra di loro, che le banche abbiano un diverso atteggiamento nella erogazione del credito". E alla Regione chiede "un intervento immediato sull’Irap che oggi colpisce impropriamente le imprese che garantiscono maggiore occupazione". A proposito della stretta creditizia ancora Strazzullo cita un caso emblematico. "Abbiamo a Livorno il Cantiere Azimut-Benetti che va a gonfie vele nonostabte tutto, con ordinativi fino al 2013". I miliardari non badano a spese pur in mezzo alla tempesta finanziaria in atto, per fortuna.

 

"Ma anche Azimut-Benetti ha bisogno delle banche per garantirsi una maggiore liquidità senza la quale, per ipotesi, — prosegue Strazzullo — potrebbe avere necessità di di ritardre i pagamenti alle ditte appaltatrici. Queste ultime sono l’anello debole della catena perché i pagamenti ritardati le potrebbe obbligare a chiedere ‘ossigeno’ alle banche che, oggi, non danno un centesimo". Tutti, incluso il presidente della Camera di Commercio Nardi, hanno poi chiesto che lo Stato dia il via libera alle infrastrutture. Ma forse si sono distratti perché il ministro alle infrastrutture, Altero Matteoli, ha annunciato non solo lo sblocco dei finanziamenti per il collegamento ferroviario a servizio del porto e dell’Interporto di Guasticce e fondi per l’Interporto stesso, ma anche che "l’autostrada Livorno-Civitavecchia è stata inserita tra le grandi opere del pacchetto anti-crisi del Governo".

Monica Dolciotti










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