Effetto Jobs Act: segnali positivi

La lettera: risponde il vicedirettore della "Nazione"

Il vicedirettore de La Nazione, Mauro Avellini

Il vicedirettore de La Nazione, Mauro Avellini

CARO DIRETTORE, sembra che tutti gli imprenditori si siano messi ad assumere, grazie al varo del Jobs Act: settantamila contratti (a tempo indeterminato, formalmente) sono fioccati così, al volo. Ma prima di intonare inni di gioia, si pensi al fatto che appena finiti gli sgravi fiscali i neoassunti saranno licenziati: le nuove regole lo permettono. Grazia Bretti, via mail

UN TASSO di disoccupazione al 13 per cento autorizza qualsiasi terapia d’urto. Da marzo chi assume può togliere il costo del lavoro dalla base imponibile dell’Irap e per tre anni non paga i contributi previdenziali. Mica poco. I primi segnali sono più che positivi e i contratti a tempo indeterminato sono già il doppio rispetto all’anno precedente, segno che l’unica strada per far ripartire il mercato del lavoro è il taglio del cuneo fiscale e contributivo. Il problema sarà come rendere stabili i benefici per le imprese, scattati con l’approvazione dei primi decreti attuativi del Jobs Act e con gli sgravi previsti dal patto di stabilità. Ma intanto guardiamo al bicchiere mezzo pieno. Poi non sarei così pessimista sui licenziamenti. I nuovi contratti sono a tutele crescenti e anche se non si applicherà l’articolo 18, la previsione di tutta una serie di diritti finora negati alle migliaia di precari indica una positiva inversione di rotta. Se poi riparte l’economia questi giovani serviranno davvero, si spera molto oltre la «convenienza» del momento.