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Tensione a Fincantieri: "Giù le mani dal Muggiano, i 'cervelli' restino qua"

Lavoratori in sciopero per difendere assetti e valori strategici dello stabilimento spezzino
di Matteo Marcello

Sciopero a Fincantieri (Foto di Frascatore)
Sciopero a Fincantieri (Foto di Frascatore)

La Spezia, 13 giugno 2013 - Tre ore di sciopero per difendere lo stabilimento da ogni ipotesi di smantellamento. Così, ieri mattina, i lavoratori Fincantieri del Muggiano hanno voluto manifestare contro la mancanza di chiarezza circa il futuro dello stesso stabilimento.

Lo spostamento dell’ufficio tecnico di produzione nella sede di Riva Trigoso è per lavoratori e sindacati un pericoloso precedente che, in assenza di piani industriali precisi, sta generando insicurezze e paure. Così, ieri mattina, nel parcheggio aziendale, c’erano praticamente tutti. I 650 lavoratori dello stabilimento, e i circa cinquecento lavoratori che operano nelle imprese dell’indotto.

"Fincatieri dica chiaramente che ruolo vuole assegnare allo stabilimento del Muggiano - tuona Graziano Leonardi, segretario provinciale della Uilm -. Nell’accordo sindacale firmato nel 2011, dal quale nacque il cantiere integrato Muggiano-Riva Trigoso, lo stabilimento spezzino doveva avere un ruolo strategico. E’ invece, si sta consumando un rapporto a senso unico: nel 2012 doveva essere trasferito alla Spezia il ‘post vendita’, ma ancora lo stiamo aspettando. Al contrario, dallo stabilimento spezzino ha già fatto le valigie il Pla. Non è una questione di campanile, ma riguarda l’intero sistema ligure. Vogliamo capire che futuro ci aspetta, abbiamo chiesto un incontro al direttore della divisione militare di Fincantieri (Alberto Maestrini; ndr). Ci auguriamo che l’azienda usi il buon senso, anche perchè gli interessi in gioco sono alti".

Già, perchè attorno alla sede spezzina di Fincantieri ruota, oltre a un notevole indotto, anche la sopravvivenza del Polo Marconi e delle sinergie fin qui programmate. "Da anni si parla della possibilità di entrare a lavorare in Arsenale, che unita alle sinergie con il Distretto ligure delle tecnologie marine e al Polo universitario Marconi farebbe della Spezia un polo di grandissima eccellenza. Per questo ci aspettiamo che la politica intervenga, compresa quella regionale".

Intanto, la produzione nello stabilimento comincia a scarseggiare. In cantiere ci sono ancora due sommergibili e un mega yacht. "Di lavoro non ce n’è" è il commento di molti operai che ieri stazionavano nel piazzale. "Se continuano a portare via i pezzi pregiati, il rischio è che diventi difficile poi per l’azienda stessa ‘giustificare’ l’occupazione di 650 addetti in questo stabilimento" sostiene Matteo Bellegoni, della Fiom Cgil, mentre per Massimo Sensoli, della Fim Cisl, "E’ necessario un incontro con la direzione militare per capire le strategie che interessano questo cantiere. E’ il momento di sapere che cosa sarà del Muggiano senza altre attese".

In mattinata è arrivata anche la visita del sindaco della Spezia, Massimo Federici. Accompagnato dall’assessore Alessandro Pollio, il sindaco ha incontrato lavoratori e sindacati. "L’azienda mi ha assicurato che l’iniziativa legata alla razionalizzazione del Pla non prefigura assolutamente alcun disimpegno sul Muggiano, ma c’è la necessità immediata di un incontro con l’azienda per conoscere i termini del quadro generale delle strategie di sviluppo del gruppo a livello nazionale e ligure e, dunque, del Cantiere del Muggiano. Ho richiesto che vengano fornite rassicurazioni rispetto alle linee anticipate all’amministrazione comunale riguardo lo sviluppo e gli investimenti previsti per il sito spezzino. Da parte di Fincantieri c’è ampia disponibilità".

In giornata è poi arrivata la pronta replica di Fincantieri. "A più di un anno dalle creazione del cantiere integrato militare non è più possibile considerare il sito del Muggiano come autonomo - sottolinea l’Azienda -. L’unificazione dell’ufficio tecnico deve essere considerato in un’ottica di efficientamento. Se a tutti questi sforzi corrisponde una reazione delle organizzazioni sindacali, viene spontaneo pensare che si preferiscano logiche di mantenimento dello status quo, che non allontaneranno i rischi occupazionali, ma li renderanno ancora maggiori. L’azienda per salvare se stessa e l’occupazione deve riorganizzarsi. Per farlo ha stipulato accordi sindacali che ha rispettato, rispetterà e intende far rispettare. Se il sindacato ritiene ad ogni piè sospinto di rimettere in discussione gli accordi presi, sappia che la Direzione è troppo impegnata a cercare nuovi ordini, anche a vantaggio delle maestranze che dice di rappresentare, e non si presterà a balletti".

di Matteo Marcello

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