La prima opera del Felettino bis prende corpo. La storia di Simone Vergassola: compra casa e ora rischia la demolizione
La Spezia, 21 febbraio 2012 - QUALCHE metro dopo il lastricato lasciato in eredità al borgo dai romani sparirà quella mezza carreggiata tracciata e asfaltata dal Comune appena una decina di anni fa per dare un po’ di respiro alla strettissima via dei Pilastri, destinata ad essere inghiottita dal bunker della radioterapia, il primo “frutto” del nuovo mega progetto dell’ospedale del Felettino. Lì, a qualche metro dagli antichi edifici sottoposti a vincolo architettonico, dove il Comune impone colore, coppi romani sui tetti, infissi in legno, facciate con pietra a vista. Ancora più vicino alla casa-fantasma, che in paese c’è ma non sulla mappa del nuovo ospedale. «Un metro più in là hanno trovato l’acqua — raccontano gli abitanti — quando hanno bucato con la trivella è partito un getto altissimo, hanno dovuto tirar su la sonda e buttare sacchi di cemento ma un ruscello ha continuato a scorrere per parecchio tempo. L’acqua era appena cinque metri sotto, ma qui si sa da sempre che è una zona piena di pozzi artesiani. Vede laggiù, accanto all’ospedale l’acqua per annaffiare viene da un pozzo profondo 12 metri, e non è mai mancata». Così il bunker della radioterapia lo hanno spostato. Più lontano? No, più vicino all’antico borgo del Felettino, attaccato a quel che rimarrà della strada, a due passi dalle case abitate. Un buco di 40 metri per 15.
LA STORIA - «LE MIE notti sono tormentate dall’incubo delle ruspe che buttano giù la casa, la mia bambina ogni giorno mi chiede quando arriveranno a demolirla». Simone Vergassola il 25 settembre del 2009 credeva di aver finalmente realizzato il suo sogno di una casa, indipendente, con un po’ di verde intorno, in un quartiere tranquillo e non troppo lontano dalla città. E’ geometra, conosce le regole, sapeva che quell’indicazione, «fascia di rispetto inedificabile» sulla striscia di terra accanto alla casa da comprare voleva dire che poteva stare tranquillo: lì nessuno avrebbe potuto costruire. Nessuno... a parte l’Asl che ci farà strada e parcheggio. Quattro giorni dopo la firma dell’atto di acquisto sono bastate cinque righe firmate dal direttore del Dipartimento Lavori pubblici del Comune Emilio Erario e indirizzate al precedente proprietario per trasformare il sogno in incubo. Informavano che la Regione aveva cominciato la progettazione del nuovo ospedale e voleva «semplificare le procedure espropriative» e «contemporare l’interesse privato e quello pubblico» aveva incaricato il Comune di verificare con i proprietari di terreni e immobili la disponibilità a cederli. Alla riunione convocata dieci giorni dopo erano una quindicina, impreparati ad affrontare il “bene pubblico” che pretendeva il loro “bene privato”.
di Emanuela Rosi
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