Tre giovani della Poste che chiedevano la loro assunzione a tempo indeterminato si sono visti riconoscere le loro ragioni dal Tribunale della Spezia
La Spezia, 18 febbraio 2012 - TRE GIOVANI precari delle Poste che chiedevano la loro assunzione a tempo indeterminato si sono visti riconoscere le loro ragioni dal Tribunale della Spezia. Le vicende che sono state esaminate nel processo risalgono al 2009, quando i tre fecero i portalettere con un contratto a termine, scaduto il quale non furono più richiamati in servizio.A differenza da quanto molti ritengono, i contratti a termine sono consentiti soltanto se il datore di lavoro ha un’esigenza realmente temporanea che deve specificare nel contratto.
Le Poste godono però, di un regime di favore: possono assumere persone a tempo determinato senza doverne spiegare il perché, a condizione che queste assunzioni non superino il 15% dell’organico a tempo indeterminato e che ne venga data preventiva comunicazione ai sindacati. Nel caso le Poste avevano omesso la comunicazione.«È un’omissione dalla quale non si può far discendere la illegittimità del contratto a termine, ma che ha soltanto rilievo sul piano delle relazioni sindacali» ha sostenuto la difesa delle Poste, affidata all’avvocato Arturo Maresca, professore all’Università di Roma.
Opposta la tesi sostenuta dall’avvocato Roberto Quber, che ha difeso i tre giovani lavoratori, secondo il quale la comunicazione al sindacato costituisce l’unico controllo sul rispetto da parte di Poste Italiane del limite del 15%.«Se l’omissione della comunicazione non viene sanzionata con la riammissione in servizio con rapporto a tempo indeterminato – ha sostenuto il lavorista spezzino – le Poste sono di fatto autorizzate ad eludere ogni controllo e quindi a superare i limiti del privilegio».Il Giudice del Lavoro della Spezia Pasqualina Fortunato ha accolto le argomentazioni, condannando le poste ad assumere i tre precari.Emanuele Tedeschi, segretario provinciale dei «postali» CISAL, esulta: «È una sentenza che dà il giusto rilievo al ruolo di controllo che il legislatore ha riservato al sindacato a tutela dei lavoratori precari».