Le operazioni da recupero Non una goccia d’olio o di carburante che sia trafilata dai serbatoi, non un disguido che abbia accompagnato la complessa rimozione dal fondo del mare del relitto
La Spezia, 14 febbraio 2012 - UN RECUPERO da manuale. Non una goccia d’olio o di carburante che sia trafilata dai serbatoi, non un disguido che abbia accompagnato la complessa rimozione dal fondo del mare del relitto, avvenuta in sicurezza e senza ledere l’ambiente, sotto gli occhi degli operatori della Sepor, pronti ad intervenire in caso di necessità. Della serie: quanto tutto è studiato a tavolino e le prescrizioni sono il frutto di esperienza e rigore metodologico il successo dell’operazione è assicurato. E’ accaduto lunedì alle Grazie, con il recupero dello yacht di 15 metri Ocean II che era naufragato nelle acque dell’insenatura a fine gennaio, ad epilogo un misterioso incendio. Il recupero - dal fondo lì profondo 10 metri - è stato effettuato da un team di sommozzatori della società «Art Sub» sulla scorta delle prescrizioni disposte dal servizio operativo della Capitaneria di porto.
Le operazioni sono iniziate ieri mattina alle 10 e, quanto a riemersione del relitto, si sono concluse attorno alle 16. Poi è avvenuto il trasferimento di quel resta dello yacht alla darsena di Pagliari, dove resta a disposizione di periti e investigatori per gli accertamenti tecnici tesi a risolvere il «giallo» dell’incendio che, la notte del 30 gennaio, squarciò, con bagliori inquietanti, la tranquilla notte di bonaccia nell’insenatura delle Grazie, nei pressi punta Pezzino (dove lo yacht era ormeggiato ad una boa) e del vicino impianto di itticoltura. Proprio questa presenza, con il fine alimentare della produzione di orate e branzini, ha giustificato la rapidità del recupero «imposto» dalla Capitaneria all’armatore, con lettera di diffida trasmessa fin dal 31 gennaio e immediata ’blindatura’ dello specchio acqueo con un sistema di panne galleggianti steso dalla Sepor (quello che ha subito salvato la coltivazione di pesci).
Lunedì dunque, le grandi manovre. In primo luogo i sommozzatori dell’Art Sub hanno ’sigillato’ i serbatoi di carburante dello yacht; poi, con ausilio di tre palloni di sollevamento da 1500 chili l’uno, gonfiati ad aria compressa con pompe poste in superficie, il relitto è stato alzato dal fondo quel tanto che è bastato per collocarvi attorno le «fasce» funzionali al recupero vero e proprio dal fondo.
QUESTO è avvenuto con l’entrata in scena di un pontone dotato di gru. Attorno alle 16 il relitto, in gran parte carbonizzato, si è materializzato sulla superficie dell’acqua. A quel punto è stato messo in galleggiamento: è stata aspirata tutta l’acqua contenuta all’interno. Poi il trasferimento, al traino di un rimorchiatore, alla darsena di Pagliari. Tutte le varie fasi del recupero sono state seguite da un team di assistenza dell’Art Sub, dagli equipaggio della vedetta Cp 865 e del gommone Gc Alfa 69 della Guardia Costiera e, come detto, dall’equipaggio di una unità della Sepor.
Soddisfatto per l’esito dell’operazione l’amministratore della Art Sub Fabrizio Forma: «Si è trattato di un intervento di una certa complessità. Nulla a che vedere con il recupero della Concordia, ma nel nostro piccolo abbiamo dimostrato di sapere operare con tempestività ed efficacia».