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Sforbiciata sul sociale Budget più magri per le strutture

I tagli potrebbero riflettersi sulle prestazioni assistenziali

Più difficoltà ad aiutare anziani, disabili, tossicodipendenti e malati psichiatrici. La contestazione delle associazioni da Anaste, Anffas, Aris, Confcoop, Legacoop e Uneba

Anziani assistiti al Mazzini
Anziani assistiti al Mazzini

La Spezia 9 febbraio 2012 - Non bastavano già i tagli ai servizi imposti dal Governo e a cascata, dalla Regione e dall’Asl, che nella nostra provincia ammonterebbero a 20 milioni di euro per il 2012, i licenziamenti di infermieri (nelle residenze private convenzionate) piuttosto che lo stop a nuovi posti letto nelle Rsa, tra l’altro in sofferenza per mancanza di personale, che già si profila un nuovo affondo al sistema socio-sanitario, anche nello spezzino.Dopo la mazzata sulla copertura assicurativa dei medici e del personale sanitario, sarebbero infatti in arrivo “novità” per il Terzo settore volute dalla Regione nell’ottica del risparmio, vista la mancanza di risorse statali e soprattutto alla luce del taglio di 150 milioni alla spesa sanitaria prevista per il 2012: si tratta di un accordo regionale che, se sottoscritto, (l’assessore alle politiche sociali Lorena Rambaudi assicura: “manca solo la firma”) darebbe vita a tagli orizzontali nel comparto socio sanitario, pari la 5 percento della spesa. In pratica i gestori delle strutture protette per disabili, anziani, tossicodipendenti e malati psichiatrici si troveranno fare i conti con una nuova razionalizzazione del loro budget, imposta dalle Aziende sanitarie locali.

Il che potrebbe riflettersi negativamente sulle prestazione dell’assistenza sanitaria.Per non parlare della scure sul convenzionamento privato che a partire dal primo gennaio ha portato a estenuanti liste d’attesa, incrementando di fatto le fughe verso la vicina Toscana, o a quella sulleconvenzioni Asl con il laboratorio analisi che ha creato non pochi disagi per i cittadini. Pensare che il taglio del 5percento delle risorse a disposizione dei gestori delle strutture protette, contestato da Anaste, Anffas, Aris, Confcoop, Legacoop e Uneba, non è che il risultato di una trattativa tra questi e gli assessori alla salute Claudio Montaldo e alle politiche sociali Lorena Rambaudi: il risparmio sulla spesa assistenziale doveva essere in un primo momento nell’ordine del 10 percento. Una misura che rassicurerebbe i sindacati proprio perché non si rifletterebbe sui posti di lavoro. Inoltre, se l’accordo andasse in porto si otterrebbe uno stop alla fuga dei pazienti fuori provincia proprio perché le Asl si impegnerebbero a congelare le convenzioni con le strutture esterne, ostacolando quindi la loro uscita dall’ambito provinciale.

A tutto ciò si affianca poi l’obiettivo perseguito dalla Regione: l’integrazione socio sanitaria, resa possibile attraverso la realizzazione di due progetti. Il primo, finanziato con un fondo nazionale pari a un milione e 200mila euro, riguarda il cosiddetto “Approccio sociale per le persone in condizioni di fragilità”, che verrà sperimentato nella nostra città: tra qualche mese ai pazienti verranno assicurate “dimissioni protette”, ossia un custode sociale (l’assistente che magari accompagnerà il malato nel suo percorso riabilitativo a casa) o una badante nel momento in cui verranno dimessi dall’ospedale. “L’idea –spiega la Rambaudi- è quella di integrare le badanti al sistema assistenziale, attingendole dall’albo comunale e fornendo loro formazione e tutela”. Il secondo progetto, del valore di 500 mila euro derivanti da fondi europei, si chiama invece “Over to Over” : in pratica chi vorrà, potrà autofinanziarsi l’assistenza sanitaria mettendo in vendita la nuda proprietà della propria abitazione. Ma non è tutto. La Regione punta anche al “Progetto sociale di intervento per i malati di SLA”, il cui importo ammonta a 3 milioni di euro: i malati in pratica riceveranno piani personalizzati di assistenza. “Si tratta –precisa l’assessore regionale alle politiche sociali- di una sorta di “dote di cura” da utilizzare in maniera flessibile: stiamo predisponendo l’anagrafe dei pazienti e poi daremo vita al progetto. In questo modo si evita di medicalizzare l’intervento, risparmiando sulle spesa sanitaria”.

Laura Provitina

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