Il ricercatore Zamboni ha fornito l’elenco a La Nazione (nomi, cognomi e luoghi di sepoltura)
La Spezia, 11 giugno 2011 - HA SAPUTO che alla Spezia arrivava il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per la Festa della Marina. E ha voluto mettere a disposizione della città il frutto dei suoi tanti anni di ricerca per rintracciare i luoghi di sepoltura degli italiani (civili e militari) morti in Germania, Austria e Polonia all’epoca delle deportazioni, sia nei campi di concentramento che nei campi di lavoro coatto. Sono ben 15.292 i «nomi» dei Caduti italiani riscontrati attraverso le indagini passate per vari archivi (quello Vaticano, quello del Ministero della difesa, quello dell’Associazione nazionale ex deportati); 59 sono spezzini.
«SONO QUASI CERTO — dice il ricercatore, Roberto Zamboni, originario di Verona, artigiano — che gran parte dei familiari non sono a conoscenza del luogo di sepoltura del congiunto; la prova indiretta mi deriva dalle centinaia e centinaia di familiari che ho rintracciato in varie parti d’Italia, comunicando loro il luogo di sepoltura dei loro cari. Ho pensato così all’arrivo di Napolitano alla Spezia come occasione per ritessere i fili della storia, della memoria delle sofferenze patite, fino alle morte, di ben 59 spezzini, perché si realizzi una sorta di ponte ideale con questi ’figli’ della provincia spezzina».
Zamboni ha fornito l’elenco a La Nazione (nomi, cognomi e luoghi di sepoltura). «Solo chi l’ha provato può sapere cosa significa avere un congiunto disperso in guerra», dice Zamboni con un velo di emozione, spiegando genesi e svioluppo del suo imponente lavoro.
«SONO CRESCIUTO sentendo parlare i miei nonni, mio padre, i miei zii, di quel ragazzo morto in Germania — ricorda —. Un giovane di ventidue anni con la voglia di vivere che hanno tutti i giovani di quell’età. Sono stati gli occhi lucidi di mia nonna, di mio padre, e di chi pronunciava il suo nome ancora con voce tremolante che mi hanno spinto a cercarlo e a trovarlo in quel grande cimitero che da anni custodisce le Spoglie di tutti quei poveri ragazzi. Sì perché come mio zio, in quei cimiteri sono stati sepolti migliaia di altri ragazzi, di cui 59 spezzini».
IN 15 ANNI di ricerche Zamboni è riuscito a raccogliere i dati di migliaia di nostri connazionali che subirono la stessa sorte del suo parente i cui familiari non furono mai informati di dove era stato definitivamente inumato il loro caro.
«Avendo a disposizione tutto questo materiale mi sembrava giusto, per senso civico, per dovere d’informazione e perché nessun altro lo faceva, ricercare le famiglie e metterle al corrente di quanto ero venuto a sapere. Per questo mi sono rivolto a La Nazione, cogliendo l’occasione della visita di Napolitano».
Un lavoro davvero imponente il suo...
«Sì, ma ricevere la telefonata di un signore ormai settantenne che piangendo ti ringrazia perché gli hai rintracciato la tomba del padre, ti ripaga abbondantemente per le ore passate al computer a controllare date, nomi e cause di morte. Gli occhi di mia madre sul letto di morte, quando gli dissi che avrei portato a casa Luciano, questo mi fa continuare, perché quegli occhi saranno gli stessi occhi che avranno i figli, i fratelli o le mogli di quei poveri ragazzi, quando sapranno che il loro caro ha ricevuto una degna sepoltura».