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Il tragico incidente sui binari
"Ditemi che non è mio padre"

Dipendente delle Ferrovie muore travolto sui binari. E il figlio giornalista lo viene a sapere dai colleghi. La vittima stava attraversando un binario tronco: non ha sentito il fischio del convoglio in manovra

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La Spezia, impiegato delle Ferrovie muore travolto da un treno (Frascatore)
La Spezia, impiegato delle Ferrovie muore travolto da un treno (Frascatore)

La Spezia, 25 febbraio 2010 - E’ STATA una tragica fatalità, una crudele trama del destino a ucciderlo senza scampo. Chissà quante altre volte, prima delle 12.45 di ieri, Giovanni Magliani (nel tondo)avrà attraversato quel binario dove vengono ‘parcheggiati’ i treni e che infatti viene chiamato binario morto Arsenale. Ma questa volta il morto c’è stato davvero. Il 53enne tecnico manutentore delle ferrovie è stato schiacciato dal treno interregionale 11855 che, dal binario morto Arsenale, stava per essere posizionato sul primo binario della stazione centrale da dove sarebbe dovuto partire alle 13.12 per Pisa.

Giovanni Magliani era uscito proprio in quel momento, per andare a pranzo, dall’ufficio che si trova in posizione un po’ decentrata rispetto al complesso della stazione, oltre il ponte della Scorza, davanti al capannone del Museo dei trasporti. Il destino si è particolarmente accanito, perché la vittima aveva problemi di udito, tanto che portava un apparecchio acustico. Per questo non ha sentito il treno che procedeva a bassa velocità. Il macchinista, sulla base di una testimonianza raccolta dalla polizia ferroviaria che conduce le indagini, gli avrebbe anche suonato quando ha visto quell’uomo che stava attraversando i binari senza guardare. Giovanni Magliani stava anche contando dei soldi che aveva in mano, circa un migliaio di euro, e questo può averlo ulteriormente distratto.

E’ stato un attimo. Il macchinista ha frenato, ma per quanto il convoglio procedesse lentamente, non si è fermato subito e ha trascinato il poveretto per una decina di metri. Nella tragedia si inserisce il dramma dei familiari, ancora all’oscuro dell’accaduto due ore e mezza dopo il fatto. Il figlio Paolo, giornalista, quando ha avuto la notizia che c’era stato un morto alla stazione e si è precipitato sul posto. E’ toccato al cronista de «La Nazione» e al collega Federico Mecacci di Teleliguriasud, l’ingrato compito di dargli la terribile notizia.

«Sapete come si chiama il morto?» ha chiesto Paolo. La risposta e poi lo sfogo: «No, non può essere mio padre, come faccio senza di lui?. Ditemi che non è vero». Alcuni colleghi ferrovieri hanno annuito e, con gli occhi lucidi, lo hanno abbracciato. «Me lo sentivo, non mi rispondeva al telefonino». E’ stato lo stesso Paolo a telefonare alla madre, impiegata del tribunale nella cancelleria del giudice di pace, fino a quel momento ignara dell’accaduto. Aveva preso il treno alla stazione di Migliarina e aveva fatto rientro ad Arcola, dove la famiglia Magliani abita in un appartamento dell’ex stazione ferroviaria. Poco dopo sul luogo della tragedia è arrivato anche l’altro figlio Enrico.

IERI MATTINA, a pochi metri dal luogo della tragedia, una decina di colleghi di Magliani ha fatto capannello. Erano lì, seduti su un mucchio di traversine dismesse come su uno sgabello malconcio e arrugginito: le tute blu, la sigaretta tra le dita forti da operaio, la testa tra le mani e gli occhi lucidi come quelli di bambini storditi dalla vita. Chissà perché sono rimasti là anche quando il cadavere di Giovanni è stato trascinato via dai binari e trasportato all’obitorio: chiusi in un doloroso silenzio sembrava si chiedessero come è possibile che i luoghi della più consolidata delle abitudini, quella al lavoro, possano trasformarsi in una tomba. Non volevano parlare di Giovanni, non volevano raccontarlo, volevano proteggerlo nel suo ultimo viaggio.

 «Era una persona molto garbata — così lo ricorda la vicina di casa Teresa Puccetti, sposata con un ferroviere in pensione —. La famiglia Magliani è molto religiosa e Giovanni tutte le domeniche era a messa nella chiesa di San Rocco al Ponte di Arcola. Qualche mese fa, quando c’è stata la grande nevicata, mi ha dato una mano per liberare la strada dalla presenza del ghiacchio. Era sempre disponibile».


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