Il professor Emilio Falco, primario di Chirurgia dell’Ospedale Civile Sant’Andrea, unanimamente riconosciuto come una delle punte di diamante della nostra sanità, più uomo di azione che di parole, ha accettato eccezionalmente di affrontare a tutto campo e fuori da coro, la questione della sanità spezzina
La Spezia, 20 gennaio 2009 - Il Sant’Andrea esprime eccellenza nella branca chirurgica. Qual è il motivo principale?
"Cerchiamo di affrontare la patologia chirurgica servendoci di un nuovo metodo di approccio. Da un punto di vista dell’intervento, ad esempio per i tumori, non cambia nulla. E’ diverso solo il metodo di entrare dentro l’addome. E’ poco invasivo e non prevede grosse incisioni. Va bene sotto il profilo estetico, ma soprattutto consente una rapida ripresa lavorativa e una migliore qualità della vita".
Da quanto tempo operate dunque in videolaparoscopia?
"Abbiamo iniziato sedici anni fa. Prima con interventi più facili, come le coliciste. Poi con chirurgia di maggiore complessità, come il tumore al retto. Negli ultimi cinque anni abbiamo avviato anche l’intervento sui tumori dello stomaco. Le pulizie dei linfonodi sono molto accurate. Più di recente siamo ai tumori del pancreas. L’85 per cento dell’attività in sala operatoria avviene in videolaparoscopia. Sono pochissime le divisioni di chirurgia in Liguria che la praticano. Per certi versi noi siamo unici".
Quindi attirate pazienti. Perchè si parla di fughe fuori regione?
"Dal punto di vista alberghiero siamo la realtà che siamo. Chi non conosce quello che esiste all’interno, le professionalità che esprime il Sant’Andrea, dà un giudizio generale sbagliato sulla sanità spezzina. Per tutte le patologie che vengono trattate al Sant’Andrea, io mi farei operare o curare in questo ospedale. Sono fiero dei colleghi che lavorano con me e con i quali lavoro. Sono tutti preparati e capaci".
Ma qualche cantiere edile si vede intorno al Sant’Andrea.
"Devo dire che il direttore generale, a differenza di suoi predecessori, si è posto il problema delle strutture in maniera abbastanza fattiva. Qualche cosetta è stata fatta. E’ ancora poco. Penso però che debba avere direttive regionali. Se non ci sono quelle...".
Cosa significa essere primario, e come lei, operare anche per 18 ore di fila e mantenere il contratto stretto con la corsia?
"Essere un po’ più vecchio, aver acquisito esperienza ed essere diventato un primus inter pares. Una volta primario voleva dire fare tutto, di più. Io sto in sala operatoria tante ore, è vero. Ma spesso perchè ho dei giovani che lavorano con me. Loro operano e se hanno bisogna io sono lì. Hanno un punto di riferimento. Un tempo si faceva chirurgia con trepidazione e con ansia. Oggi la chirurgia è una scienza precisa, il chirurgo deve sapere quello che fa e come si fa. Fra i compiti di un buon primario credo ci sia quello di preparare un’equipe di persone che, in caso di sua assenza, sappia lavorare altrettanto bene e con altrettanta sicurezza e capacità".
Il personale che ha a disposizione è sufficiente?
"Diciamo di no. Quasi tutti i miei ragazzi hanno un numero di ore di straordinario infinito e con la nuova legge non è pagabile. Restano in servizio perché hanno senso del dovere e amano il proprio lavoro. Però a lungo andare queste cose non pagano dal punto di vista professionale. Il riconoscimento non deve essere solo morale ma anche economico. Chi mi conosce sa che non parlo per piaggeria. Devo dire che anche su questa cosa il direttore generale ci ha permesso per la prima volta di fare un certo tipo di interventi in regime libero professionale. Chi si ferma per abbattere le liste di attesa viene pagato una certa cifra perchè si fermi il sabato".
Restano lunghe liste di attesa, Non è forse vero?
"E’ vero. E’ altrettanto vero che se gli spezzini aspettano anche un anno per farsi operare al Sant’Andrea significa che hanno fiducia. Altra cosa sono le emergenze".
Lei partecipa spesso a convegni medici internazionali, un vostro intervento chirurgico è stato trasmesso in diretta al congresso nazionale dei chirurghi.
"Da sempre e ultimamente in maniera più impegnata pubblichiamo tanti nostri risultati e esperienza su importanti riviste mondiali di chirurgia. Ci aggiorniamo e teniamo aggiornati i nostri colleghi. E’ importante aver operato in diretta davanti a una platea importante come quella della Società italiana di chirurgia. Vuol dire che di fatto abbiamo raggiunto buoni risultati dal punto di vista tecnico e organizzativo. Facciamo scuola chirurgica. Spesso sono i miei ragazzi che operano, in mia presenza. Questi particolari dovrebbero essere tenuti di conto nelle alte sfere. E ancora. Tre volte all’anno facciamo corsi di videolaparoscopia nel trattamento del tumore gastrico con la presenza di importanti chirurghi".
La chirurgia è una specializzazione che non attira più gli studenti di medicina. Vero?
"A differenza di altri reparti chirurgici al Sant’Andrea abbiamo in servizio due specializzandi, uno dall’Università di Napoli, uno da quella di Genova. Sembra un numero esiguo ma invece è rilevante. A Genova su 10 posti disponibili si sono presentati in quattro. Un ragazzo che deve scegliere viene da noi".
Argomento nuovo ospedale?
"Spero di vederlo prima di andare in pensione. Certo è che nel nostro piccolo territorio, compresa la Lunigiana, gravitano otto ospedali. E’ un’assurdità. Carenza di razionalizzazione. Uno spreco di energie e di soldi. Meglio l’ospedale unico".
Il Sant’Andrea non ha neurochirurgia né cardiochirurgia.
"Sono scelte politiche nelle quali io posso mettere poca lingua. Per neurochirurgia potrebbero esserci qualche possibilità. Abbiamo un neurochirurgo di riferimento. E’ di Carrara e lavora a Genova. Nel nostro piccolo abbiamo sviluppato la chirurgia vascolare, grazie al professor Gianni Celoria. Mi sento dire che se avessi problemi alla carotide oppure un aneurisma all’aorta mi farei operare al Sant’Andrea. Tra l’altro, ho avuto la promessa dall’Asl che entro l’anno chirurgia vascolare sarà trasformata in unità operativa. E’ un grosso passo in avanti. Un’esigenza del territorio che viene soddisfatta".
Manrico Parma
Sabato, 13 dicembre salirà sul palco del teatro Civico Gianluca Grignani, per una tappa del suo nuovo tour unplugged. I biglietti sono in vendita alla biglietteria del teatro, da Fantoni service in via Castelfidardo oppure on line al sito: www.orchestramassacarrara.it