Subito i carabinieri hanno ipotizzato una lite. Lui spiega: «Me le sonoprocurate tagliando il melone e tuffandomi in mare»
Annegata, il giallo delle ferite sul corpo del fidanzato
di CORRADO RICCI
CON GLI OCCHI spenti, stralunato, quasi apatico. Così è apparso subito ai carabinieri, sulla spiaggia dietro al castello di Lerici, Roberto G., 39 anni, il giovane aulle...
2008-08-13
di CORRADO RICCI
CON GLI OCCHI spenti, stralunato, quasi apatico. Così è apparso subito ai carabinieri, sulla spiaggia dietro al castello di Lerici, Roberto G., 39 anni, il giovane aullese residente alla Spezia in via della Ghiara 36, fidanzato con Sofia Giachino, la giovane di 35 anni residente a Riomaggiore morta annegata a pochi metri dalla riva (come raccontiamo in cronaca nazionale) senza che lui si accorgesse - a suo dire - di nulla, perchè in preda ad un sonno profondo. Ulteriori circostanze hanno insospettito i militari dellArma, al di là dellatteggiamento del giovane, tipico del post-sballo: una vistosa ferita alla fronte, un graffio su una gamba, un piccolo taglio al pollice della mano sinistra.
Lui, con la voce impastata, si è giustificato: «Laltra sera, appena arrivato sulla spiaggia, mi sono tuffato in mare e ho preso male le distanze: ho urtato la testa contro uno scoglietto sommerso e ho sfregato la gamba sul fondo. Il taglio al dito me lo sono procurato affettando del melone sulla spiaggia, appena arrivati».
Lipotesi di una lite con la fidanzata, di unaggressione è stata coltivata, sì. Ma poi è evaporata, sulla scorta degli esiti del soprallugo sulla spiaggia: nessuna traccia di colluttazione, nessun segno di violenza sul corpo della giovane, Non a caso, dopo linterrogatorio, Roberto è stato rilasciato. E uscito dalla caserma provato, non perfettamente fermo sulle gambe, ma quanto è bastava per salire su un bus. La sua posizione è quella della «persona informata sui fatti». Nessuna indagine formale nei suoi confronti. Anche se è stato sottoposto, col suo consenso, ad un prelievo di sangue per verificare eventuali tracce da consumo di sostanze stupefacenti. Sì, la droga o un micidiale cocktail a base di alcol, metadone (quello di cui disponeva il giovane in cura al Sert) e farmaci antidepressivi (quelli di cui faceva uso la fidanzata) costituiscono la pista investigativa previlegiata, quanto meno al momento, per spiegare la tragedia, che presenta ancora tante stranezze. L a risposta, però, potrà venire solo dallesito dellautopsia, che sarà eseguita oggi dallanatomopatologa Susanna Gamba, su incarico del pubblico ministero Maurizio Caporuscio. Il pm ieri è rimasto costantemente informato sullo sviluppo degli accertamenti dopo il rinvenimento del cadavere. Poi, appreso lesito dellinterrogatorio del fidanzato della giovane deceduta, ha detto al comandante della stazione di Lerici Gisber Pieroni che poteva rimandare a casa il giovane. Le indagini intanto hanno ricostruito che la coppia era solita rifugiarsi, anche in orari notturni, nella spiaggetta sotto il castello di Lerici. Roberto e Sofia la raggiungevano attraversando il tunnel che collega la calata Mazzini alla baietta selvaggia, facendo poi gli equilibrismi sugli scogli e guadando un piccolo tratto di mare. Laltra sera quando, attorno alle 20, si sono incamminati nel tunnel avevano gli zaini in spalla e reggevano due grosse borse di plastica colme di generi alimentari, A rendere pesante il carico numerose lattine di birra e alcune bottiglie di superalcolici, quelli che avevano acquistato nel supermercato, dopo una prima consumazione al chioschetto «La siesta» al fianco del tunnel, alle 19.,45. Lì i due giovani hanno mandato giù, tutto dun fiato, un boccale di birra. In quel momento apparivano sereni, lucidi. Avevano spiegato al barista che sarebbero andati a trascorrere la notte sulla spiaggia, come era accaduto altre volte, come avrebbero voluto che accadesse ancora. Ma quella di ieri è stata lultima volta.