2008-03-23
di CORRADO RICCI
«NAVIGO da tanti anni, ma un mare così cattivo lho visto pochissime volte. Il vento, sotto raffica, raggiungeva forza undici; le onde erano alte sei metri. Un inferno a bordo, anche per il nostro traghetto lungo 174 metri...». Il comandante di origine corse Francoise Pere, sul molo Garibaldi, ricorda la tempesta dellaltra notte come una delle più violente vissute nella sua carriera. I sessantasei passeggeri, per lo più di nazionalità francese, toccano terra alle 8 del mattino e sono stravolti. «Terrible, terrible» raccontano bianchi in volto e con profonde occhiaie. Non avevano messo in programma di sbarcare alla Spezia (dovevano infatti raggiungere il porto di Vado Ligure). Ma apprezzano il rifugio spezzino e la possibilità, chi ha tempo, di visitare la città. I turisti per caso se la sono vista davvero brutta. Erano partiti alle 14 di venerdì dal porto di Bastia, in Corsica. Avrebbero dovuto arrivare alle 19 a Vado Ligure. Ma dopo appena mezzora di navigazione il traghetto si è trasformato in un frullatore. Dopo aver superato il ridosso di Capo Corso e dellisola Giraglia la nave è stata investita in pieno dal Libeccio, con raffiche sempre più violente ad ogni miglio di navigazione. Il pieno Mar Ligure le raffiche hanno raggiunto 63 nodi di velocità, le onde frangenti i sei metri di altezza. Le mazzate, con la rotta diretta al porto di Vado, colpivano il traghetto sul fianco sinistro: una navigazione a dir poco disagevole, coi passeggeri saldati alle poltroncine, lo stomaco in ebollizione e, qua e là,... eruzioni. A quel punto il comandante ha desistito dal continuare a mantenere quella rotta, optando per una navigazione più sicura e maneggevole. Ha poggiato verso destra di una quarantina di gradi, puntando la prua sul Golfo della Spezia, col vento di libeccio non più sparato sul fianco ma al cosiddetto giardinetto: il (per così dire) comfort a bordo è cresciuto. Alle 20 il traghetto era a 12 miglia dellisola del Tino e ha chiesto via radio alla Capitaneria di Porto di rifugiarsi nel Golfo e la possibilità di un ormeggio in sicurezza, per lo sbarco dei passeggeri. E stato fatto presente che il vento rendeva ardua qualsiasi manovra di attracco ma confidando nei motori e nelle eliche direzionali, dopo una consultazione coi piloti del porto, è stata rappresentata la possibilità di tentare un accosto al Terminal del Golfo. Detto fatto, con mobilitazione di pilota e ormeggiatori, con non pochi rischi per il primo nel salire sul traghetto dalla motobarca, sotto le frustate del vento misto a pioggia, e anche per i secondi, poi alle prese con la tensione delle cime, una volta assicurate alle bitte. In quel frangente, col vento a 40 nodi, si è sfiorata la tragedia: due cime si sono spezzate. E andata bene che sotto le sciabolate non ci fossero uomini. Il traghetto a quel punto ha urtato il molo con la poppa e, per evitare ulteriori danni, pilota e comandante hanno deciso di allargarsi dalla banchina, optando per un più sicuro ormeggio alla fonda nella rada interna. Il traghetto ha così trascorso tutta la notte allancora. Nella prima mattinata, col vento ormai calato, lormeggio al molo Garibaldi, per lo sbarco dei passeggeri e dei loro mezzi. Cè chi lha presa con filosofia: unoccasione per visitare la città.