Italia news
        

Leggi il giornale         Prova GRATUITA

La Spezia

GOLFO PARTITO DA BASTIA PER VADO LIGURE CON 66 PASSEGGERI, AL LARGO DELLA GIRAGLIA INCAPPA NEL VENTO FORZA UNDICI

Traghetto si rifugia in rada ma l’ormeggio è impossibile

di CORRADO RICCI
«NAVIGO da tanti anni, ma un mare così cattivo l’ho visto pochissime volte. Il vento, sotto raffica, raggiungeva forza undici; le onde erano alte sei metri. Un infe...

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande
2008-03-23
di CORRADO RICCI
«NAVIGO da tanti anni, ma un mare così cattivo l’ho visto pochissime volte. Il vento, sotto raffica, raggiungeva forza undici; le onde erano alte sei metri. Un inferno a bordo, anche per il nostro traghetto lungo 174 metri...». Il comandante di origine corse Francoise Pere, sul molo Garibaldi, ricorda la tempesta dell’altra notte come una delle più violente vissute nella sua carriera. I sessantasei passeggeri, per lo più di nazionalità francese, toccano terra alle 8 del mattino e sono stravolti. «Terrible, terrible» raccontano bianchi in volto e con profonde occhiaie. Non avevano messo in programma di sbarcare alla Spezia (dovevano infatti raggiungere il porto di Vado Ligure). Ma apprezzano il ’rifugio’ spezzino e la possibilità, chi ha tempo, di visitare la città. I ’turisti per caso’ se la sono vista davvero brutta. Erano partiti alle 14 di venerdì dal porto di Bastia, in Corsica. Avrebbero dovuto arrivare alle 19 a Vado Ligure. Ma dopo appena mezz’ora di navigazione il traghetto si è trasformato in un frullatore. Dopo aver superato il ridosso di Capo Corso e dell’isola Giraglia la nave è stata investita in pieno dal Libeccio, con raffiche sempre più violente ad ogni miglio di navigazione. Il pieno Mar Ligure le raffiche hanno raggiunto 63 nodi di velocità, le onde frangenti i sei metri di altezza. Le ’mazzate’, con la rotta diretta al porto di Vado, colpivano il traghetto sul fianco sinistro: una navigazione a dir poco disagevole, coi passeggeri ’saldati’ alle poltroncine, lo stomaco in ebollizione e, qua e là,... eruzioni. A quel punto il comandante ha desistito dal continuare a mantenere quella rotta, optando per una navigazione più sicura e maneggevole. Ha poggiato verso destra di una quarantina di gradi, puntando la prua sul Golfo della Spezia, col vento di libeccio non più sparato sul fianco ma al cosiddetto ’giardinetto’: il (per così dire) comfort a bordo è cresciuto. Alle 20 il traghetto era a 12 miglia dell’isola del Tino e ha chiesto via radio alla Capitaneria di Porto di rifugiarsi nel Golfo e la possibilità di un ormeggio in sicurezza, per lo sbarco dei passeggeri. E’ stato fatto presente che il vento rendeva ardua qualsiasi manovra di attracco ma confidando nei motori e nelle eliche direzionali, dopo una consultazione coi piloti del porto, è stata rappresentata la possibilità di tentare un accosto al Terminal del Golfo. Detto fatto, con mobilitazione di pilota e ormeggiatori, con non pochi rischi per il primo nel salire sul traghetto dalla motobarca, sotto le ’frustate’ del vento misto a pioggia, e anche per i secondi, poi alle prese con la tensione delle cime, una volta assicurate alle bitte. In quel frangente, col vento a 40 nodi, si è sfiorata la tragedia: due cime si sono spezzate. E’ andata bene che sotto le sciabolate non ci fossero uomini. Il traghetto a quel punto ha urtato il molo con la poppa e, per evitare ulteriori danni, pilota e comandante hanno deciso di ’allargarsi’ dalla banchina, optando per un più sicuro ormeggio alla fonda nella rada interna. Il traghetto ha così trascorso tutta la notte all’ancora. Nella prima mattinata, col vento ormai calato, l’ormeggio al molo Garibaldi, per lo sbarco dei passeggeri e dei loro mezzi. C’è chi l’ha presa con filosofia: un’occasione per visitare la città.