La Spezia, 3 ottobre 2015 - FONDAZIONE Carispezia è strumento fondamentale per il territorio, che potrebbe ricavarne maggiori vantaggi se gli enti locali con più convinzione ne riconoscessero ruolo e potenzialità. Invece, su un settore centrale come la cultura, a Spezia ci sono soggetti che navigano a vista, col risultato di impegnare ingenti risorse ricavandone risultati inferiori a quanto sarebbe logico attendersi. Induce questa riflessione la conversazione a ruota libera con Matteo Melley, presidente di Fondazione Carispezia e vicepresidente nazionale di Acri, che in occasione della Giornata europea delle Fondazioni fa il punto sull’attività dell’ente da lui guidato. Senza sottrarsi a qualche provocazione.

“Tener conto, dare conto” è il motto della Giornata delle Fondazioni. Cosa significa?

«Capacità di ascoltare i bisogni del territorio e di essere soggetto attivo nel costruire risposte concrete. Il dare conto è la trasparenza delle informazioni sull’attività svolta, per consentire a chiunque di capire come funziona la Fondazione e a chi dà i soldi in modo che tutti possano anche, costruttivamente, criticare. Troverei negativo un torpore attorno alla Fondazione».

Nel 2015 ammontano a 4,4 milioni di euro le vostre erogazioni nei vari settori di impegno. Una cifra consistente.

«Siamo una Fondazione sana, in grado di garantire una erogazione stabile perché già da tempo, prima che diventasse regola, abbiamo diversificato i nostri investimenti. Questa diversificazione ci ha consentito di affrontare anche la tempesta finanziaria, come il fallimento Lehman Brothers».

Il punto di forza di Fondazione Carispezia?

«Il metodo. Quello già messo in atto al Tavolo Sociale dove diversi soggetti, pubblici e privati, si confrontano e fanno un’analisi dei bisogni del territorio. Analisi di cui la Fondazione tiene conto, appunto, per orientare le proprie azioni, le erogazioni, che per il sociale avvengono tramite bandi pubblici».

Confronto e bandi pubblici: un modello?

«Con il 2016 lo strumento del bando verrà adottato anche per la cultura e questo richiede, come per il sociale, la costruzione di un organismo dove i soggetti interessati possano confrontarsi e dal quale possano uscire le linee di indirizzo di cui la Fondazione si impegna a tener conto».

Dopo il Tavolo Sociale, Fondazione punta al Tavolo Cultura: oggi manca il confronto?

«Secondo la Fondazione c’è bisogno di un Tavolo Cultura. Le iniziative culturali servono a rilanciare anche dal punto di vista economico un territorio. Ma per riuscirci bisogna caratterizzarsi su una identità locale e sapersi ritagliare uno spazio nel panorama culturale nazionale. La domanda a cui dare risposta è “che cosa caratterizza l’identità culturale di questa città e quali sono i filoni di questa identità non coperti da un’altra città?».

Eppure a Spezia gli eventi culturali non mancano. Le è piaciuta la Festa della Marineria?

«Da consumatore ho apprezzato lo street food. Ma lo street food ce l’hanno tutti: pensiamo di competere con questo? Nel campo culturale non dobbiamo prendere scampoli da altri, ma creare qualcosa di nostro».

Il Festival della Mente è una creatura di Fondazione e Comune di Sarzana. Le piace di più?

«E’ un successo metodologico, un prodotto pensato. Nel 2002 affidammo un’indagine di mercato per capire quale spazio ci fosse per un festival di questo tipo. E il risultato si vede».

La Marineria, quindi, non è un successo metodologico?

«Questo Festival non è stato pensato. C’è un assemblaggio più o meno pregevole di una serie di iniziative ma non c’è un progetto. Gli eventi culturali richiedono uno studio».

Ed ecco che Fondazione propone il Tavolo Cultura. Promosso da chi?

«Fondazione e Comune, aperto alle associazioni. Per quanto riguarda Fondazione, ci impegnamo a tener conto, sia nei nostri progetti che nel bando di erogazione, delle linee culturali che emergeranno dal Tavolo. Credo che sia legittimo aspettarsi altrettanto dagli altri».

Si aspetta collaborazione dal Comune? Ritiene che ad oggi non sia stata sufficiente?

«Dal 2005 in poi non c’è stata una linea, perché la politica non ha più governato questo settore: era scomparso l’assessore alla cultura. Luca Basile diventa oggi assessore alla cultura in corsa, perché si è soppressa l’Istituzione per i servizi culturali. Confido che, potendo Basile espletare il suo ruolo, almeno questa idea dei filoni emerga. E penso ad una identità culturale estesa a tutto il Golfo: Spezia, Lerici e Porto Venere. In questo senso, il Palio può essere un elemento di unicità».