Riccò del Golfo (La Spezia), 18 giugno 2017 - Maria (il nome è di fantasia) piange e si dispera per il provvedimento che le è piombato addosso il 23 maggio scorso: i figli con i quali, fino al giorno prima, condivideva un modesto appartamento a Riccò Del Golfo, sono stati prelevati dai carabinieri e dagli operatori dei servizi sociali per essere trasferiti in una comunità educativa della Val di Vara. E’ stata data così esecuzione ad un’ordinanza del sindaco Loris Figoli, ancorata ad una relazione dei servizi sociali. La donna – sulla quarantina, assistita dall’avvocato Paolo Munafò – ritiene di essere vittima di un abuso e soffre al pensiero dei figli – un adolescente e un bimbo di tenerà età, avuti con uomini diversi dai quali si è separata – privati del suo amore. Nell’atto, a giustificazione del dispositivo, si fa riferimento al disagio vissuto dai minori, senza entrare nel dettaglio.

L’avvocato Munafò

L’avvocato Paolo Munafò 

 

LEI, INVECE, è convinta che i figli siano stati sottratti alle sue cure perché si è prostituita. E si giustifica: «Lo ho fatto per necessità, per poter disporre del minimo necessario per pagare l’affitto e per alimentare i ragazzi. Una decisione sofferta, amara ma conseguenza della disoccupazione. Sono originaria di Firenze, ho sempre vissuto in Versilia. Fino ad un anno fa ho lavorato nel campo delle pulizie, dell’ospitalità alberghiera; poi il lavoro è venuto meno e mi sono trovava nella necessità di cercarlo. E’ stata, purtroppo, un’impresa vana. Ho inviato oltre 300 i curriculum inviati per chiedere di sostenere un colloquio. La prova è nel computer dal quale li ho spediti».

Risposte?

«Nessuna, purtroppo; nemmeno per un lavoro stagionale. E con la fine dei risparmi si è fatta pressante la necessità di trovare una soluzione logistica al minimo delle spese. Dalla Versilia mi sono trasferita a Riccò del Golfo, dove gli affitti sono più bassi. Ho trovato un appartamento di 35 metri quadrati. Speravo di poter anche trovare un lavoro; ma nessuno mi è venuto incontro; anche qui il mio adoperarmi per trovare un’occupazione è caduto nel vuoto. Di qui la decisione di prostituirmi. Ho promosso la mia disponibilità in un sito internet dedicato. Senza indicazione del mio nome ma pubblicando la mia foto. E le rispose sono arrivate. Ho consumato in casa, badando di evitare che i figli si rendessero conto di quello che accadeva. Non volevo turbarli».

 

 

 

Magari i vicini non hanno tollerato il via-vai dei clienti?

«Non c’è mai stato un via-vai; e poi da tre mesi a questa parte sono stati solo una decina gli incontri. Quel tanto che mi è bastato per raggranellare per i figli».

Sicura che non ci sia dell’altro?

«Sono sicura di aver agito solo per sfamare i miei figli. Invece di aiutarmi, i servizi sociali me mi hanno sottratti, senza nemmeno raccogliere la mia versione sui fatti. Loro hanno bisogno di me. Io ho bisogno di loro. Il più piccolo ha anche avuto un’allergia ed è stato portato all’ospedale per accertamenti, senza che ne sapessi nulla. E questo è ingiusto».

Puo vederli saltuariamente?

«Sì, due giorni alla settimana. Ma è uno strazio. Loro vogliono tornare con me. Il più grande mi rassicura, dicendo di non preoccuparmi per il fratellino più piccolo. Ma così non si può vivere».

L’avvocato che dice?

«E’ illegittimo - afferma l’avvocato Paolo Munafò - sottrarre i figli ad una donna perché si prostituisce. Lo dice la stessa Corte europea dei diritti dell’uomo. All’appello manca poi una diffida, atto preliminare opportuno, necessario. Magari, sulla base di quella, sarebbe maturato un percorso diverso rispetto a quello, drastico, che si è concretizzato. Di qui le iniziative legali allo studio sul fronte dei Tribunale dei minori e della magistratura».

Maria, intanto, non si prostituisce più. E la promozione da Internet è sparita. Basterà per permetterle di potersi ricongiungere stabilmente ai figli sotto uno stesso tetto?