La Spezia, 8 settembre 2017 - Pugni al torace e alla pancia della compagna al quarto mese di gravidanza. Accadeva nell’agosto del 2013, in Val di Magra. E ieri l’uomo, di 35 anni, è finito alla sbarra con l’accusa di maltrattamenti. Fra questi non solo quello terribile che poteva avere riflessi devastanti per la venuta al mondo del figlio. Il piccolo, fortunatamente, non ha avuto problemi e gode di ottima salute. Ma al suo mantenimento pensa esclusivamente, con grande amore, la mamma. Di qui anche l’accusa all’imputato del mancato rispetto degli obblighi imposti dalla legge per la crescita del figlio: la corresponsione di denaro. Allo stato degli atti d’accusa risulterebbe che ha erogato solo 300 euro sotto forma di bonifici per acquisti effettuati in una farmacia e in un negozio per l’infanzia.

QUELLA del mancato assolvimento degli obblighi di padre si salda, come detto, all’imputazione di maltrattamenti. L’ha formalizzata il pm Claudia Merlino sull’onda della querela presentata dalla parte offesa e dei riscontri a questa emersi attraverso alcune testimonianze, ieri confermate davanti al giudice Marinella Acerbi, al pm onorario Emanuele Monaci, all’avvocato difensore Vittorio Bossio e all’avvocato Carmelo Stefanelli, che ha chiesto e ottenuto la costituzione di parte civile.

Gli altri atti prospettati a sostegno dell’accusa di maltrattamenti, riguardano le frasi ingiuriose pronunciate dall’uomo nei confronti della compagna. E altri brutti gesti. Uno durante una vacanza a Siena: alla guida dell’auto sulla quale erano imbarcati, l’ha arrestata di botto, ha afferrato le valigie di lei e le ha scagliate sulla strada. Il capo di imputazione nara anche di calci sferrati alle gambe, alle natiche e alla schiena quache giorno prima della nascita del bambino. Il processo è stato aggiornato alla fine del prossimo mese di gennaio, quanto saranno ascoltati i testimoni della difesa, citati dall’imputato per contrastare le accuse o quando meno ridimensionarle rispetto alla portata della querela. Intanto lui avrebbe manifestato a lei il desiderio di chiedere ottenere l’affidamento del figlio. Ma non avrebbe adempiuto alle facoltà intanto riconosciute, quello di poterlo vedere alla presenza degli operatori dei servizi sociali.