La Spezia, 5 dicembre 2017 - SARÀ un processo in Corte di assise alla Spezia a chiarire se la morte dell’avvocato dei vip Marco Corini fu conseguenza di un assassinio studiato dalla sorella per mettere mano all’eredità dalla quale rischiava di essere esclusa o un atto di solidarietà per lenire il dolore quando ormai non c’era più nulla. Ieri Marzia Corini – medico anestesista già in servizio all’ospedale di Cisanello di Pisa e all’epoca dei fatti nei ranghi di Medici Senza Frontiere con un pregesso impegno nei campi di guerra - è stata rinviata a giudizio per omicidio volontario. Dovrà comparire davanti alla Corte il prossimo 2 febbraio. Al suo fianco, estranea all’imputazione choc ma accusata di aver circuito l’ex collega per interesse concorrendo ai falsi testamenti, ci sarà l’avvocato Giuliana Feliciani. Quest’ultima, già due mesi fa, aveva chiesto il giudizio immediato, convinta di dimostrare la sua innocenza e per smarcarsi dal clamore di un processo in Corte di assise. Ma anche ieri il gup Mario de Bellis ha respinto la nuova istanza, confermando la necessità di un processo unitario per comprendere l’intera vicenda, senza attende l’esito del ricorso in Cassazione sul primo altolà. L’impalcatura accusatoria costruita dal pm Luca Monteverde – sulla base di intercettazioni telefoniche, consulenze e testimonianze, ha dunque superato il vaglio dell’udienza filtro, rilanciando la plausibilità della tesi investigativa a cui sono approdati i carabinieri. Marzia ieri non si è presentata in aula, affidando a una collaboratrice degli avvocati difensori Tullio Padovani e Anna Francini l’ultimo affondo: «Marzia non ha ucciso il fratello; l’ha sedato per non farlo soffrire, d’intesa con gli oncologi».

AL SEDATIVO Midazolam, rilasciato con una dose massiccia, viene ricondotta dal pm la mortedell’avvocato-combattente, il 25 settembre 2015, due giorni dopo la sua decisione di sottoporsi alla terapia allungavita che sarebbe valsa a sposare la giovane fidanzata seychellese, lo stesso giorno in cui Corini avrebbe voluto incontrare il notaio per spiegargli le reali volontà, dopo il valzer dei testamenti, uno di luglio sparito, l’altro del 18 settembre, pilotato e falso. L’INFERMIERE pisano Fabio Gianelli che, quel giorno, prestò assistenza a Marzia era convinto - è emerso nel prosieguo delle indagini - che venisse dato corso al protocollo per i malati terminali e non ebbe alcun ruolo nel recupero del Mizadolam. Secondo l’accusa se lo procurò Marzia, nell’ospedale di Pisa, e deve rispondere di furto. Cade per lei l’accusa relativa alla distruzione del testamento redatto da Marco Corini nel luglio 2015, quello che escludeva la sorella dalla successione, indicando nella fidanzata la beneficiaria (quasi esclusiva) del tesoro: villa ad Ameglia, immobili vari e conti in banca per oltre due milioni di euro. Inizialmente la contestazione era in concorso con Giuliana Feliciani. All’esito delle indagini, la responsabilità della sparizione del testamento è stata ricondotta solo al legale che risponde anche in solitario di circonvenzione d’incapace perché, in mancanza della querela della madre di Marzia, il pm non può procedere nei confronti della stessa. Marzia e Giuliana condividono l’accusa di falso in testamento, quella palesatati nel febbraio 2016 quando scattarono le ordinanze cautelari (relativa al testo del 18 settembre 2015) e quella della rimodulazione post-mortem.