La Spezia, 11 gennaio 2018 - UNA DONNA in un mondo di uomini. Alta, fisico atletico, determinata. E assai bella. Nadia Maggioncalda, spezzina, 52 anni appena compiuti, è muscolaia. Fa il lavoro di chi, nel Golfo dei Poeti, con passione e sacrificio coltiva in mare, in filari sommersi, le cozze che qua, appunto, sono muscoli e guai se li chiamate in altro modo.

Come mai la scelta di un lavoro ancora oggi così insolito per una donna?

«Ci sono arrivata perché ho sposato un muscolaio. Ho un diploma di ragioneria, sa quelle scuole che si fanno perché ti dicono che può essere utile. Ma ho sempre avuto la passione per il mare: già da ragazza facevo immersioni, ho anche la patente nautica. Poi, nell’89, il matrimonio mi ha portata dentro questo mondo».

Sveglia all’alba, lavoro in mare con qualunque meteo. Servono... i muscoli.

«Io sono sempre stata forte. Ma è vero: è un lavoro pesante e di solito sconsigliato a una donna, perché nell’ultimo secolo non è variato molto. Noi lavoriamo come lavorava mio suocero tantissimi anni fa. E’ lavoro di braccia, di schiena, di fatica, qua non c’è stata grande meccanizzazione. Siamo gli artigiani del settore».

Da osservatrice a protagonista. Com’è successo?

«Uscivo in barca con mio marito, eravamo inseparabili e avermi al fianco era una gioia. All’inizio mi sono offerta per fare piccoli lavoretti subacquei. Mi sono resa disponibile ad aiutare gli altri».

Quando è diventato un lavoro?

«Da anni ho una ditta mia, inserita nella cooperativa che riunisce tutti i muscolai. Ho la mia barca, una concessione di 1500 metri quadrati dentro diga e altri 500 fuori. Gestisco ma ho sempre fatto anche il lavoro manuale. Solo negli ultimi tempi ho dovuto prendere un aiuto per avere tempo per i miei genitori anziani».

La presenza di una donna, di una bella donna, non ha creato problemi?

«Mi hanno accolta bene. All’inizio ogni tanto qualcuno tirava le orecchie a mio marito: ‘Non portare tua moglie in mare’, gli dicevano. Ma era una questione di riguardo nei miei confronti, pensavano che non fosse posto da donne. Si deve amare il mare per farlo, sopportare la fatica, l’acqua, il fango. Ma io ho sempre avuto molta forza».

Il tema è d’attualità e lei è davvero bella: molestie?

«Nel mondo dei muscolai mai. I colleghi mi hanno sempre rispettata. Sa, in certi ambienti il linguaggio talvolta può essere un po’ rude ma quando ci sono io cercano di parlare in maniera più pulita: si danno le gomitate ‘sta zitto che c’è Nadia’. Mai, mai nessun problema. Semmai, li ho avuti in ambienti insospettabili».

Muscolai signori, ambienti ‘signorili’ molesti?

«Sì, è mancato rispetto in ambienti dove me lo sarei aspettato. Prima di andare in mare ho fatto altro e ho lasciato più di un lavoro per questo».

Alle ragazze di oggi cosa direbbe?

«Fare attenzione. Ci sono anche forme di ricatto indirette. Se hai la forza e la capacità di ribellarti, saluti e te ne vai e la risolvi così. Ma capisco che ci siano circostanze diverse, in cui le donne si ritrovino a piegarsi».

Marito muscolaio, due figli: un maschio e una femmina. Come ha conciliato tutto?

«Bene. In un’impresa familiare è stato più naturale trovare un equilibrio. Quando i figli erano piccoli capitava che li portassi in barca con me. No, non è stato difficile, ho sempre considerato un privilegio poter andare in mare».

La figlia seguirà i passi della mamma?

«No. Laura è una studiosa. Ha fatto l’università a Genova, è interprete d’inglese e russo. Ha 26 anni e vive a Bristol. Alberto si è diplomato al liceo artistico e da un mese va in mare col padre. Penso che lascerò a lui la mia ditta».