La Spezia, 19 marzo 2017 - OCCASIONE migliore non poteva esserci. E, per centrare l’obiettivo del taglio del nastro in occasione della festa patronale di San Giuseppe, è stato compiuto un tour de force. La nuova sala Guglielmo Marconi del Museo Tecnico Navale della Marina Militare – con i reperti che raccontano gli esperimenti compiuti dallo scienziato alla Spezia dal 10 al 18 luglio 1897 e la loro centralità della storia delle trasmissioni-radio – è una realtà, di suggestivo impatto e facile lettura. Ieri il battesimo della location presieduto dal Comandante di Marina Nord, l’ammiraglio Giorgio Lazio, a coronamento del lavoro portato a termine dal direttore del Museo Navale Silvano Benedetti tornato in plancia in autunno dopo una doppia staffetta col predecessore Roberto Palì che aveva raccolto il testimone dal primo nel 2015 per poi, dopo un anno, ricederlo, in parallelo al progress dello stato avanzamento-lavori dello scrigno dei tesori della marineria. Mentre la ristrutturazione del Museo – sotto gli occhi vigili della Soprintendenza dei beni culturali proseguono con l’allestimento della sala dedicata alle Polene garantito dall’assist finanziario del Cantiere Sanlorenzo – è la nuova esposizione marconiana ad accrescere l’appeal del Museo, che, nonostante i lavori, ha chiuso il 2016 con 29mila visitatori.

UN’esposizione frutto di un concorso di forze, sul piano delle idee e delle risorse. Tra le prime hanno fatto presa quelle dell’architetto Fabio Borghini da cui sono venute le indicazioni per il lay out, tra le seconde quelle veicolate da Massimiliano Ghirlanda dominus di Euroguarco per finanziare il restauro, effettuato da Marco Sassetti, dei nastri-testimonial delle prove che precedettero gli esperimenti ufficiali di Marconi, nastri donati dalla professoressa Anna Maria Da Pozzo, nipote di Gaetano, marinaio che assistette Marconi sulla nave San Martino, nella baia di Panigaglia e, intuendo il valore storico di quel momento, se li mise in tasca, per poi conservarli religiosamente. Li ha decriptati l’ingegner Bruno Grassi: «Nessuna sorpresa, sono fedeli alle relazioni ufficiali. Spicca la frase Quanto capite alzate Intelligenza che era la bandiera da alzare a ricezione avvenuta sulla nave dopo la trasmissione del segnale da San Bartolomeo». Anche L’area esterna del museo è interessata al nuovo corso: ora lì spicca la statua restaurata di Costanzo Ciano eroe della Prima guerra mondiale, padre di Galeazzo; il restyling è stato finanziato dall’imprenditore Pierfrancesco Agnese. Un’altra testimonianza dell’impegno diffuso per qualificare sempre più il Museo Navale, culla della memoria marinara, principale attrazione turistica della città, sulla via dell’espansione, investimenti permettendo. Il progetto c’è, le risorse non ancora.