La Spezia, 9 marzo 2017 - «PALPEGGIAMENTI al seno, strusciamenti, abbracci forzati, baci repentini al collo, carezze sui fianchi e lungo la schiena...era un inferno, quasi quotidiano». Ha detto un’ex marinaia. «Ma anche ingiurie a sfondo sessuale con tanto di frasi sconce e di gesti osceni anche ‘bizzarri’, come l’uso di coltelli da cucina per simulare il prolungamento fallico» ha aggiunto un’ex collega. Tanti episodi – ripetuti tra l’inizio di settembre e la fine di novembre 2014 – che ieri sono stati ricostruiti davanti al collegio del Tribunale della Spezia presieduto dal giudice Gianfranco Petralia. Si verificarono a bordo della fregata Grecale, di base alla Spezia. Vittime, quattro marinaie, quelle che ieri, tra imbarazzi e singhiozzi, dopo aver dismesso da mesi la divisa, sono state interrogare dal pm Claudia Merlino e dai legali degli imputati, gli avvocati Edoardo Truppa e Patrizia Pellitteri. Le quattro giovani, all’epoca dei fatti, erano entrate nell’occho del ciclone di due sottocapi, loro superiori: Andrea Moras, nato a Velletri e residente a Genova, l’altro Giovanni Lapi, nato ad Aversa e residente in città. Sono accusati di violenza sessuale, perpetrata, per giunta, durante l’esercizio delle funzioni di pubblico ufficiale, con abuso d’autorità.

Le testimonianze delle donne, parti civili nel processo assistite dall’avvocato Luca Parillo, hanno dato riscontro ai capi d’accusa che ripercorrono gli innumerevoli gesti ricostruiti nelle indagini sviluppate dai carabinieri per la Marina, delegati agli accertamenti dalla procura della Spezia e dalla procura militare di Verona, dopo la denuncia fatta a quest’ultima dal comandante della nave.

L’OPERAZIONE-pulizia era, infatti, partita all’interno dell’unità grigia, producendo un risultato immediato: il trasferimento dei marinai ad un’altra destinazione, col subentro di altri al posto di lavoro teatro delle avances proibite, la cucina della nave. È lì che, con la complicità degli spazi angusti, andavano in scena le molestie. Li venivano talvolta scattate anche fotografie alle parti intime delle ragazze allorquando queste si inchinavano per raccogliere degli oggetti, addirittura appositamente lanciati per indurre al movimento.

«Ebbi paura a denunciare le vessazioni, temevo ritorsioni» ha detto una ragazza. Ma una collega non ebbe esitazione a presentarsi dal comandante e raccontare tutto. E da quel momento la giustizia ha iniziato a fare il suo corso. La Procura di Verona ha trasmesso gli atti a quella della Spezia per competenza in relazione al più grave reato di violenza sessuale, che ha attratto anche il reato militare di abuso di autorità. Prossima udienza novembre.