La Spezia, 5 luglio  2017 - L’avvocato  Marco Corini, malato terminale di cancro ma con prospettive di vita di alcuni mesi, è morto per effetto di una sedazione killer operata della sorella Marzia, mossa dal movente di mettere mano all’eredità dalla quale rischiava di essere esclusa. Questa la convinzione del pm Luca Monteverde che ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario. L’atto è stato depositato ieri nella cancelleria del giudice dell’udienza preliminare.

L’imponente mole di faldoni dell’inchiesta svolta dai carabinieri è finita nell’ufficio del gup Mario De Bellis che a breve fisserà la data dell’udienza. Marzia, medico rianimatore – con 20 anni di impegno in organizzazioni dedite agli aiuti umanitari nel campi di guerra - respinge con forza l’accusa. Lo ha fatto anche venerdì scorso, assistita dall’avvocato Anna Francini, in un incontro col pm in procura. Non un interrogatorio ma dichiarazioni spontanee quelle rilasciate, all’insegna dello degno, dell’insofferenza e del leit motiv: «Non ho ucciso mio fratello; l’ho sedato per non farlo soffrire, d’intesa con gli oncologi». Al sedativo, rilasciato con una dose massiccia, viene ricondotta dal pm la morte indotta dell’avvocato-combattente, il 25 settembre, due giorni dopo la sua decisione di sottoporsi alla terapia allungavita che sarebbe valsa a sposare la giovane fidanzata, lo stesso giorno in cui Corini avrebbe voluto incontrare il notaio per spiegargli le sue reali volontà, dopo il valzer dei testamenti, uno di luglio sparito, l’altro del 18 settembre pilotato e falso.

L’INFERMIERE Fabio Gianelli che, quel giorno, prestò assistenza a Marzia era convinto - è emerso dalle indagini - che venisse dato corso al protocollo per i malati terminali e non ebbe alcun ruolo nel recupero del Mizadolam utilizzato per la sedazione. Secondo l’accusa se lo procurò Marzia, nell’ospedale di Pisa, e per questo ora è anche accusata di furto. Per un reato nuovo in entrata, uno in uscita: quello di distruzione del testamento redatto da Marco Corini nel luglio 2015, quello che escludeva la sorella dalla successione, indicando nella fidanzata la beneficiaria (quasi esclusiva) del tesoro. Inizialmente la contestazione era in concorso con l’avvocato Giuliana Feliciani. All’esito delle indagini, la responsabilità della sparizione del testamento è ricondotta solo al legale che risponde anche in solitario di circonvenzione d’incapace perché, in mancanza di querela della madre di Marzia, il pm non può procedere nei suoi confronti della stessa. Marzia e Giulia condividono l’accusa di falso in testamento, quella nota (relativa al testo dell 18 settembre) e quella dellla rimodulazione post-mortem.

Corrado Ricci