La Spezia, 15 febbraio 2016 - "Marco non voleva morire. Aveva parlato con lui a metà settembre. Mi aveva promesso che avremmo fatto insieme un viaggio". Lo racconta Francesca Mozer, compagna di Zucchero Fornaciari, entrambi amici stretti dell’avvocato. Lo ricordano così: "Un uomo sincero, vero; dietro la corteccia dura, c’era una persona stupenda, che non voleva mai arrendersi".

Che Corini non pensasse all’eutanasia lo conferma del resto anche la sorella indagata per il suo omicidio. Raccontando, nelle telefonate intercettate, il 25 settembre 2015, ultimo giorno di vita del fratello. "Ha scherzato quella mattina... Non sarebbe mai morto! Né quel giorno, né il giorno dopo. Né dopo una settimana", è una delle frasi-boomerang pronunciate con l’amica Susanna Cacciatori il 21 gennaio. La preoccupazione di Marzia è che Susanna abbia capito che la morte è stata conseguenza della sedazione. Susanna esita: "Pensavo che volessi anticipare di un giorno...". Marzia le risponde. "Assolutamente no...". Di nuovo Susanna: "Mi avevi detto che non respiravava. Quindi pensavo...".

La frase rimane in sospeso, il riferimento implicito è all’eutanasia. Ma Marco Corini intendeva lottare. Appreso il 23 settembre che con la nuova terapia, indicata dall’oncologo di fiducia Mauro Moroni, poteva ancora vivere qualche mese, rinuncia al percorso delle cure palliative per lanciarsi nella nuova sfida. Obiettivo: prendere tempo per “blindare” la riconoscenza che voleva dimostrare a Isabò, la giovanissima ragazza con la quale conviveva ormai da quattro anni, il pilastro su cui si era retto per fronteggiare la malattia. Lasciandole gran parte della sua ricchezza.

Quel 25 settembre Marzia commissiona a Isa di acquistare in farmacia le traverse per il letto. Isa pensa a un lungo allettamento. Ma quando rientra nella villa di Ameglia la situazione è cambiata. "Marzia– ricostruirà con gli inquirenti – mi dice di aver parlato con gli oncologi e che era stata presa la decisione di sedare Marco; sarebbe arrivato un infermiere con la sostanza per la flebo".

L’infermiere arriva attorno alle 14,30. In quel momento Isa e l’avvocato Feliciani sono in giardino. "Quando rientriamo – dice Isa – Marzia aveva già inserito la flebo in vena". Iniziava la sedazione premorte. L’avvocato spirava attorno alle 19,40. Durante le indagini, gli oncologi riveleranno: "Nessuna sedazione concordata". Marzia aveva agito di sua volontà.