Val di Vara, 31 gennaio 2018 – Una famiglia di lupi composta da circa 6 membri a cui si sommano i singoli animali alla ricerca di nuovi territori. In tutto una decina di esemplari presenti nel territorio spezzino dove non mancano le segnalazioni e il malcontento degli allevatori di ovini. A quantificare il numero e fare un bilancio di un anno di attività sono i carabinieri forestali della Spezia.

"Il lupo torna dove l’uomo ha abbandonato il territorio – spiega Pier Luca Domenichini, tenente colonnello dei carabinieri forestali della Spezia, sfatando il mito della ‘invasione’ di questo selvatico sull’Appennino ligure – Il lupo è tornato qui dagli anni Ottanta, quando gli agricoltori e gli allevatori hanno iniziato a diminuire. E i selvatici si sono ripresi quel territorio, oggi incolto, sul quale fino a quarant’anni fa c’era il presidio dell’uomo".

Secondo le stime raccolte dalla Regione Liguria nel 2017, i lupi sull’Appennino ligure potrebbero essere almeno una sessantina. Un buon segnale per l’ambiente e la biodiversità: "Una realtà che deve convivere con noi – chiarisce Domenichini –. Il lupo non attacca l’uomo. Negli anni Cinquanta non si vedeva perché l’uomo aveva colonizzato tutti i territori rurali e montani per l’agricoltura di sussistenza. Adesso lo spazio fisico per questi selvatici c’è in abbondanza".

Ma l'attività dei carabinieri forestali è andata oltre. E quest’anno non hanno potuto fare a meno di registrare con preoccupante i furti di arbusti ‘preziosi’, come l’euphorbia spinosa, ma anche edera, viburno e lentisco. Accade nei boschi e nei giardini dello spezzino. Ma il fenomeno si spinge fino all’Alta Toscana e il ‘verde rubato finisce nel ponente ligure dove viene trasformato in verde ornamentale. I carabinieri forestali della Spezia nel 2017 ne hanno registrato la recrudescenza.

"Un fenomeno che alimenta il mercato del verde ornamentale del ponente ligure, c’è una vera e propria filiera", ha sottolineato il tenente colonnello Pier Luca Domenichini, illustrando il bilancio dell’attività dello scorso anno. I militari sono convinti che si tratti di un business con dietro una vera organizzazione. Tre gli interventi in cui i responsabili sono stati colti sul fatto, mentre stavano caricando gli arbusti su piccoli furgoni.

Sensibile nel 2017 inoltre il fenomeno dei roghi di rifiuti, abbandonati abusivamente. "Siamo riusciti a cogliere i responsabili sul fatto un paio di volte – spiega Domenichini – Un aspetto su cui nel 2018 vogliamo aumentare prevenzione e controllo".

Ben 3823 i controlli effettuati nel 2017, con multe per oltre 56 mila euro, 14 sequestri e 53 denunciati. Tra le attività il contrasto ai fenomeni degli abusi edilizi ‘vista mare’ alle Cinque Terre e sull’isola Palmaria, l’attività di indagine sui 68 incendi boschivi che hanno interessato 365 ettari di bosco, i roghi in un impianto di trattamento rifiuti a Follo.