San Terenzo (La Spezia), 28 novembre 2017 -  IN CUOR SUO, a motivo delle ombreche si erano allungate sulla sua testa per iniziativa di un uomo in divisa, non aveva nulla di cui pentirsi col Signore. Forse dubbioso della giustizia terrena, ha dovuto, alla distanza, ricredersi. L’ex parroco di San Terenzo don Piero Corsi esce, infatti, indenne dall’inchiesta innescata da un vigile stagionale che lo aveva accusato di resistenza, rifiuto di fornire generalità e lesioni attribuendogli il gesto dell’acqua sparatagli in volto ad alta pressione mentre, sulla pubblica via, puliva il tappeto della chiesa. Il fascicolo per la vicenda, risalente al 24 agosto 2016, va in archivio: non c’è prova della fondatezza della denuncia; anzi il racconto del vigile è... scricchiolante.

«Appare strano, sul piano logico - scrive il procuratore capo Antonio Patrono nella richiesta di archiviazione accolta dal gip Mario De Bellis - che il vigile di una piccola comunità non conoscesse il parroco e avesse quindi bisogno dei documenti per identificarlo». Fu quella, all’epoca, la mossa che indispettì il sacerdote mentre si adoperava nella pulizia del tappeto. Don Piero (dimissionario dalla guida della parrocchia, a seguito dell’istanza accolta dal vescovo) lo aveva spiegato, nel giugno scorso, mentre in abito talare, era entrato nell’ufficio dei carabinieri per sottoporsi al rituale dell’interrogatorio, assistito dagli avvocati Enrico Panetta e Marco Leonelli.

IN QUELLA sede aveva ammesso di aver agito in maniera «forse sgarbata ma non offensiva», sull’onda di un pressing che non riusciva a giustificare. «Il vigile mi conosceva... non fosse altro perché il giorno prima mi aveva ingiunto di spostare l’auto parcheggiata in prossimità della chiesa per scaricare degli oggetti», aveva raccontato ai carabinieri, precisando: «Spiegai che avevo i documenti in canonica e che avevo fretta di effettuare la pulizia del tappeto prima di iniziare la funzione... nessuna lesa maestà». Il sacerdote aveva poi negato di aver orientato l’idro-pulitrice sul volto del vigile che pure si era presentato al pronto soccorso lamentando lesioni al collo, giudicate guaribili in 6 giorni. «E’ da notare - rileva il procuratore - che il certificato medico rilasciato al vigile attesta che nessuna lesione era oggettivamente riscontrabile, ma è stato redatto sulla base dei soli sintomi riferiti dal paziente». Della serie: il racconto del don appare più credibile di quello del vigile, come sostenuto dagli avvocati Panetta e Leonelli che centrano l’obiettivo. Ciò grazie anche a un video acquisito agli atti che documenta le fasi concitate della dialettica prete-vigile ma non evidenzia getti d’acqua lesivi all’altezza del volto dell’uomo in divisa.

Corrado Ricci