La Spezia, 14 marzo 2017 - SI AVVICINA la Festa di San Giuseppe e, con essa, il rituale dei riflettori accesi sull’Arsenale della Marina Militare, per il bilancio dell’attività svolta durante l’ultimo anno. Fra il 2016 e il 2017 le acrobazie compiute superano quelle degli scorsi anni. E non solo perché si sono imposti lavori straordinari improvvisi sul fronte delle navi grigie (l’ingresso in bacino della fregata multimissione Fasan per gli interventi a sorpresa alla linea d’asse dell’elica) ma perché è proseguita la caduta libera dell’occupazione, con conseguente surplus di affanni per chi, non più giovane e baldanzoso, è restato al lavoro.

Una parabola discendente che, dal 2000 ai giorni nostri, non ha conosciuto tregue. All’inizio del nuovo millennio erano 1.806 i dipendenti civili dello stabilimento; ora sono 714: una perdita secca di 1.092 lavoratori. Per avere un’idea visiva della moltitudine in uscita, basti pensare alla tribuna dello stadio Picco che conta quasi 1200 posti a sedere. Un’agonia. proseguita in parallelo quella delle strutture operative travolte dal degrado, dall’incuria. Tutto ciò mentre andavano in scena Sos sindacali, appelli delle istituzioni cittadine, risposte promettenti dei governi di turno.

UN TEATRINO, su quest’ultimo versante, visti i risultati. Un esempio per tutti: dei 30 milioni di euro promessi dal ministro Roberta Pinotti per il triennio 2016-2018 per dare corso al piano Brin per la riorganizzazione dei reparti (la cui stesura risale al 2009 .....) ne sono arrivati solo quattro e siamo ormai prossimi ai giro di boa del triennio. Di assunzioni, poi, nemmeno l’ombra; nonostante suoni paradossale che le strutture, seppur col contagocce avviate sulla via del restyling, corrano il rischio di non disporre più delle persone in grado di farle funzionare.

Non sono una questione di numeri ma di professionalità, di mestieri estinti o in via d’estinzione in Arsenale. Ad esempio non ci sono più i palombari «interni» per taccare le navi nei bacini, non ci sono più maestri d’ascia capaci di metter mano ai legni dalle navi; congegnatori e attrezzatori in pista sono prossimi al capolinea. Il personale dei bacini, in là con l’età, intanto, fa prodezze; come è accaduto per il ricovero del Fasan. «A zompettare qua e là per lavorare sulle pompe e le tirare le cime ci siamo tenuti in forma; ma che fatica... e che amaraezza a pensare che nessuno ha raccolto il nostro testimone» dice Fabio Bruni, addetto ai bacini, fresco di pensione.