Sarzana, 29 novembre 2017 - La prefettura revoca le misure di accoglienza a un profugo finito nella rete dei controlli antidroga dei carabinieri, ma i giudici del Tar lo ‘riabilitano’ annullando gli atti: la procedura prefettizia è illegittima, perché avviata senza alcuna comunicazione al migrante e perché adottata senza che l’autorità giudiziaria abbia ancora valutato le responsabilità del migrante.

Protagonista della vicenda è un giovane originario del Gambia ospite del centro di accoglienza allestito dalla Caritas all’ex Zebra di Sarzana, che batte lo Stato e riconquista il diritto a essere accolto secondo le modalità previste dallo Stato. I fatti risalgono a pochi mesi fa, quando il cittadino africano rimane coinvolto nel blitz antidroga operato dai carabinieri della Compagnia di Sarzana nei giardini di piazza Jurgens, nei pressi della stazione ferroviaria. Alcuni profughi africani vengono arrestati; lui, considerato dagli investigatori dell’Arma il ‘palo’ della combriccola intenta a spacciare sostanze stupefacenti nei giardini, viene solo denunciato per spaccio di droga in concorso.

Le carte arrivano nel giro di pochi giorni anche sulle scrivanie della Prefettura, che non ci pensa due volte: il 12 ottobre scorso negli uffici del Governo di via Veneto viene vergato il provvedimento con cui si priva il cittadino del Gambia delle misure di accoglienza. In soldoni: espulsione immediata dal Cas situato su via XXV aprile. Un atto unilaterale, adottato senza alcun contraddittorio. Proprio questo particolare è uno dei grimaldelli utilizzati dall’avvocato difensore del cittadino africano, Francesca Angelicchio, per scardinare il provvedimento prefettizio. Immediato, infatti, era partito il ricorso dal Tar ligure. Ieri la sentenza, destinata a far discutere. I giudici hanno annullato il provvedimento della Prefettura, non limitandosi a sottolineare l’illegittimità dell’atto adottato per aver omesso di comunicare al profugo l’avvio del procedimento di revoca delle misure di accoglienza, ma andando anche oltre. Nel sottolineare l’esigenza di un contraddittorio nel procedimento di revoca delle misure, i giudici hanno evidenziato che «la posizione del ricorrente è ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria; la circostanza che la perquisizione operata dai carabinieri abbia dato esito negativo, e che gli stessi abbiano deferito il ricorrente all’autorità giudiziaria in stato di libertà laddove gli altri sono stati tratti in arresto, induce a ritenere che l’interlocuzione procedimentale (cioè dando la possibilità al profugo di spiegare le proprie ragioni; ndr) avrebbe potuto consentire un diverso esito al procedimento» scrivono i giudici nella sentenza con cui viene annullato l’atto di revoca della Prefettura.

Matteo Marcello